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Tunisia: Amina è salva a casa

Tunisia Live (25/03/13). Amina, l’attivista tunisina diventata famosa per aver pubblicato delle sue foto in topless su Facebook, è salva, a casa con la sua famiglia, secondo quanto affermato dal suo avvocato Bouchra Bel Haj Hmida.

“Non è mai stata in una struttura psichiatrica” ha dichiarato l’avvocato, contraddicendo quanto era circolato ampiamente, la scorsa settimana.

Amina, a febbraio, ha preso contatti con membri di Femen, un gruppo femminista ucraino che usa proteste in topless per la lotta per i diritti delle donne.

Bel Haj Hmida, che è anche conosciuta per essere una attivista per i diritti delle donne, ha dichiarato che Amina è tornata a scuola e ora ha bisogno di essere lasciata in pace. L’avvocato ha poi continuato affermando che nessuna spesa legale sarà addebitata ad Amina e che rischia un massimo di sei mesi, in caso di condanna per indecenza pubblica. Il Codice Penale tunisino, riguardo a queste offese, è molto soggettivo. Le azioni di Amina, ha aggiunto, sono state male interpretate, non volevano avere nessun connotato sessuale.

Sulla rete, continua ad aumentare il supporto per la causa di Amina. Circa 80.000 persone hanno firmato una petizione sul sito Change.org, richiedendo che “la vita e la libertà di Amina siano protetti e che coloro che l’hanno minacciata siano immediatamente perseguiti”.

La petizione è stata una risposta alle dichiarazioni del leader conservativo islamico Adel Almi che la scorsa settimana aveva parlato di “80-100 frustate” per Amina e aveva dichiarato che avrebbe meritato di essere lapidata a morte.

In molte pagine Facebook che supportano Amina, si sono moltiplicate le foto di donne in topless che portavano slogan come “Liberate Amina”.

La regista tunisina Nadia el-Fani, che ha condotto il controverso film “Né Dio, né Signore” ha aderito al movimento. Ha postato una sua foto sulla sua pagina Facebook, con scritto in arabo sulla fronte “libertà” e sul braccio “per Amina” in francese. Nella foto ha scoperto un seno che è coperto dalla scritta araba “dignità”.


Alessandra Cimarosti

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