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Tunisi: tra opposte fazioni vince il turismo..per adesso..

Gli abitanti di Tunisi capitale si aspettavano disordini e contestazioni per venerdì 15 giugno. La pressione sociale è alta dopo i ripetuti attacchi compiuti dai cosiddetti salafiyyin, non da ultimo l’assalto ad una galleria d’arte nel quartiere La Marsa durante l’expo Printemps des Arts Fair.

Il governo della troika, formato dai partiti maggioritari al-Nahda, Ettakatol e il Congresso per la Repubblica, perde credibilità e l’Unione degli Artisti Tunisini, durante una conferenza stampa tenuta al cinema El Mondial, ha chiesto la dimissione del Ministro della Cultura Mehdi Mabrouk che pur condannando l’azione violenta, aveva aggiunto che l’arte dovrebbe tendere alla bellezza ed evitare afflati rivoluzionari.

Alla sbarra non è soltanto il titolare del dicastero della Cultura ma anche i Ministri degli Interni e della Difesa che nello stesso giorno hanno rilasciato una nota per sciogliere il coprifuoco che era stato dichiarato in precedenza per ragioni di sicurezza. Il dispiegamento di forze di polizia era stato visibilmente incrementato: presidiati tutti i consueti luoghi di assembramento come l’Avenue Habib Bourghiba, la Piazza dell’Indipendenza e la Piazza del Governo sita nella qasba.

Proprio quest’ultima zona è il luogo di riunione prediletto dei salafi che ogni venerdì all’uscita della preghiera vi si radunano per un comizio pubblico. Anche in questo caso la shura era stata convocata “a sostegno del Profeta” dal leader degli Ansar al-Shari‘a, Abu Yadh. Costui ha poi invitato i fedeli a dare prova di moderazione, annullando la manifestazione per evitare il peggio. Il governo infatti aveva vietato ogni tipo di corteo e manifestazione, specie nelle zone suddette. Lo steso proclama dell’organizzazione ha però sottolineato che l’offesa recata all’Islam non può restare impunita ed anzi verrà regolata secondo le prescrizioni di legge. Quasi in contemporanea, l’Imam della moschea Zaytuna, Shaykh Houcine Laabidi, durante il suo sermone ha dichiarato che gli artisti che hanno offeso la religione sono kafirin (miscredenti). Costoro hanno deturpato l’immagine del Profeta, delle sue mogli e dunque di tutte le credenti.

Anche al-Nahda e l’Hizb al-Tahrir hanno annullato le rispettive manifestazioni: nel primo caso il medesimo Rashid al-Ghannushi aveva invocato i cittadini a riversarsi nelle strade per “salvare la rivoluzione tunisina” e per dare prova di coesione nazionale.

La capitale vive ormai il pieno della propria stagione turistica: gruppi di curiosi da tutto il mondo accorrono a visitare la patria inconsapevole che ha dato i natali alla “primavera araba”. L’afflusso di stranieri è la principale risorsa economica del paese, le cui casse versano ancora in una condizione di minimo storico. La decisione governativa di proibire tutte le manifestazioni nella giornata di ieri deve essere letta in quest’ottica: evitare il precipitare degli eventi, impaurire i turisti e trasmettere l’immagine di caos e insicurezza.

Pietro Longo

Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L'Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah ("En brazos de Condoleezza pero sin bajas"), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

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