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Trump, i musulmani e lo “scontro tra religioni”

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Dietro le logiche della guerre di religione: tra trumpismo e ipocrisia araba

Di Hazem Saghieh. Al-Hayat (31/02/2017). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Donald Trump ha superato qualsiasi previsione più nera. Con la sua ultima decisione critica riguardo agli immigrati e ai profughi, la “guerra di religione” sta nuovamente scavando nel cuore dell’America e del mondo intero. Questo perché la campagna contro i musulmani (i messicani, la Cina…) ha trovato la solidarietà delle forze popolari e delle leadership politiche e intellettuali negli Stati Uniti come in Europa fino a toccare la premier britannica, Theresa May, che vuole diventare per Trump ciò che Tony Blair ha rappresentato per George W. Bush.

Retrocedere al “periodo delle guerre di religione” non è un’operazione facile poiché urta contro un insieme di pensieri, eventi storici e interessi che si sono andati a sviluppare decennio dopo decennio e che attualmente lottano contro Trump e continueranno a farlo finché egli non se ne andrà.

Contrariamente a quanto sostenuto dal presidente americano e con lui i fanatici e gli estremisti islamici, il mondo, e in modo particolare l’Occidente, non “odiano” né l’Islam né i musulmani. La società pluralistica che è stata edificata in Occidente,  ha stimolato la molteplicità e le differenze e le ha celebrate. Ciò deve essere considerato perché rafforza la lotta dei musulmani contro Trump: il mondo occidentale non è all’unanimità anti-Islam e anti-musulmani. Questa è pura illusione: un’illusione certamente funzionale al presidente e dalla quale hanno tratto profitto gli “appaltatori” delle guerre di religione e di civiltà.

Tuttavia le reazioni emotive non sono sufficienti a pianificare un intervento preciso, bisognerebbe innanzitutto formulare due domande fondamentali: cosa ha fatto il mondo islamico per frenare la guerra di religione nel mondo? Cosa ha fatto per frenare il trumpismo? Inutile dire che il multiculturalismo occidentale non sarebbe stato possibile senza la rimozione della religione dal cuore della cittadinanza e della politica ed è proprio questo che il trumpismo sta contrastando: tutto il progresso conquistato in passato.

Tuttavia, nella stessa misura, è necessario osservare che, il mondo islamico in generale e arabo in particolare, non hanno preso iniziative degne di nota. Nonostante sia trascorso più di un decennio dall’11 settembre, non abbiamo fatto dei passi in questa direzione anzi, ci siamo mossi in maniera opposta e il Medio Oriente è entrato in una fase che persiste tutt’ora, simile a un girone dell’inferno: regimi dispotici nei quali la religione invade completamente la vita pubblica. Così il presidente iraniano Rohani, ad esempio, si vanta che “l’epoca dei muri è finita” mentre si siede su un muro chiamato repubblica religiosa oppure i sostenitori dei regimi, che vanno all’estero ma limitano la circolazione dei cittadini nel proprio paese nello stesso momento in cui sostengono a gran voce che “l’America ha mostrato la sua vera faccia”.

Hazem Saghieh è un editorialista libanese.

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Redazione

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