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La tribù nella strategia estremista

tribù yemen

Di Hani Nasira. Asharq al-Awsat (05/07/2016). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Come unità e identità sociale stabile che racchiude i suoi membri, la tribù è andata oltre il suo spazio sociale e economico verso uno spazio maggiormente politico. Molti osservatori hanno sottolineato l’importante ruolo giocato dalle tribù nel combattere il terrorismo in Siria, Iraq, Libia e Yemen.

La tribù ha sempre mantenuto la sua posizione come autorità simbolica e culturale e per questo è stata il target di aspiranti leader e di diversi gruppi estremisti che hanno cercato di penetrate all’interno della tribù e di cambiare la loro struttura, incentrata sulla figura di uno sheykh.

Le tribù giocano un ruolo significante in numerosi paesi arabi, soprattutto nelle zone di conflitto. La loro influenza è dettata principalmente dal peso demografico che hanno in questi paesi. In Siria, 24.504 milioni di persone appartengono alle diverse tribù locali, mentre in Iraq esse rappresentano la maggioranza della popolazione e prima della caduta del regime di Saddam Hussein facevano parte dell’establishment statale.

Per le motivazioni sovraesposte, i gruppi terroristi come Daesh (ISIS) e Al-Qaeda hanno sempre cercato di investire nelle tribù comprandone il supporto e reprimendo l’opposizione. La stessa strategia fu adottata dai precedenti regimi come il Baath e dai sistemi rivoluzionari, che hanno decimato un alto numero di tribù e di leader tribali in Siria, Iraq e Egitto negli anni ’50.

Tuttavia, le modalità di reclutamento differivano nelle due situazioni: i gruppi estremisti reclutano i membri della tribù utilizzando gli strumenti ideologici delle organizzazioni oppressive, mentre le autorità statali reclutavano le tribù nella lotta al terrorismo creando dei concili espressamente dedicati agli “affari tribali”.

Contrariamente a quanto molti pensano, le tribù non hanno fatto sempre fronte comune con Daesh e Al-Qaeda, ma in realtà queste influenti unità sociali sono molto spesso state motivo di preoccupazione per le organizzazioni terroristiche.

Per questo Abu Baker Naji, lo stratega di Daesh, ritiene che il concetto di tribù vada smantellato in modo da permettere all’organizzazione di controllare la tribù stessa e di utilizzare la sua impostazione strutturale a proprio beneficio. Dall’altra parte però, Al-Qaeda è sempre stata pronta a sfruttare il sentimento di emarginazione economica e sociale, o la discriminazione settaria vissuta da queste tribù per reclutare nuove forze giovani nella provincia del Sinai o nelle province sunnite dell’Iraq.

Anche Daesh ha utilizzato le alleanze con le diverse tribù per riuscire a invadere la città di Mosul in Iraq e per penetrare in Siria. Al contrario di Al-Qaeda, però, Daesh è sempre stato cauto nell’approcciarsi a queste realtà evitando un coinvolgimento troppo forte come quello che ha portato alla perdita di potere dell’organizzazione di Osama Bin Laden.

Per quanto riguarda la questione tribale, Daesh appare molto più titubante di Al-Qaeda, così come appare più ambizioso il suo progetto di espansione. Daesh ha anche trascurato le diverse teorie che si sono susseguite sul tema, e non si è fatta scrupoli nell’usare la violenza e la macellazione pubblica per attrarre sostenitori e per intimidire le parti opposte, marginalizzando i concetti di flessibilità e di dialogo verso l’altro.

Hani Nasira autore e giornalista egiziano specializzato in movimenti ideologici.

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Silvia Di Cesare

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