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Trentunesimo compleanno per al-Nahda, tra luci ed ombre

Domenica 3 giugno nella pubblica sala dei convegni, Qasr al-Mu’tamarat, sita nel centro di Tunisi si è svolta la celebrazione del trentunesimo anniversario del movimento al-Nahda. La folla ha assistito ad una conferenza i cui lavori sono stati aperti dallo Shaykh Rashid al-Ghannushi. A seguire uno spettacolo organizzato interamente da bambini sui temi dell’occupazione della Palestina e dei disordini in Siria.

Singolare la coreografia: dietro gli oratori un grande manifesto mostrava le foto in bianco e nero dei protagonisti del movimento, fondato nel 1981 con il nome di Movimento della tendenza islamica. Alcune frecce collegavano quei ritratti alle raffigurazioni dei medesimi dirigenti, stavolta a colori e dominate dalla scritta 2011. I disordini dell’anno scorso hanno impedito di celebrare il trentennale in maniera adeguata, motivo per cui questo anniversario ha assunto un significato ancor più rilevante.

Rashid al-Ghannushi ha voluto lanciare un messaggio, in un momento di particolare difficoltà per le istituzioni tunisine, la cui legittimità a tratti pare a rischio. Il movimento è aperto alla cooperazione con tutti i partiti e tutte le ideologie per facilitare il governo del paese ma soprattutto per evitare battute d’arresto lungo la transizione democratica. L’alleanza che molti tunisini non accettano più, la cosiddetta troika formata da al-Nahda, Ettakatol ed il Congresso per la Repubblica, non è che la prima esperienza del genere “e i nostri cuori”, ha commentato al-Ghannushi, “sono aperti a tutti coloro che vorranno edificare una nuova Tunisia”. L’invito è quello ha mettere da parte gli interessi di parte per governare all’unanimità.

Queste dichiarazioni servono forse per scaricare la pressione creatasi attorno alle forze che stanno gestendo l’andamento del paese da quasi un anno. L’umore dei cittadini è piuttosto disilluso e molti, secondo fonti giornalistiche, iniziano a sentire tradita la propria fiducia. I risultati non arrivano: la qualità della sicurezza continua a deteriorarsi e l’economia mostra ancora tutti gli indici in rosso. Tale situazione non sembra ancora volgere a vantaggio dei movimenti cosiddetti salafi che anzi vengono accusati di contribuire al clima di insicurezza.

Recentemente il sindacato delle forze di sicurezza aveva diffuso la notizia di campi di addestramento di movimenti armati nelle montagne e nelle foreste. Voci ufficiali del governo hanno smentito e hanno affermato che le forze dell’ordine pattugliano quotidianamente finanche le grotte. Il Ministro degli Interni, ‘Ali al-‘Arid, ha confermato la smentita, citando i risultati delle indagini dei servizi segreti. Alcuni media però hanno colto al balzo le dichiarazioni per mettere il governo alla berlina: è vero che le presunte bande armate di salafi non si trovano sulle montagne. Esse si radunano in locali coperti, spesso in magazzini dei centri abitati, lontano da occhi indiscreti ma soprattutto ove nessuno li andrebbe mai a cercare.

Nella cittadina di al-Zahra, a sei chilometri a sud della capitale, secondo i media, gruppi di salafi hanno preso possesso del corso principale e della piccola moschea locale. Il venerdì qui si tengono lezioni pubbliche di giurisprudenza e teologia ed gli uomini e le donne siedono rigorosamente separati gli uni dagli altri. Tuttavia non è questo il dato più rilevante, quanto il fatto che quegli spazi occupati appartengono alla municipalità che non fa nulla per riprenderseli. Episodi come questo rischiano di esacerbare i rancori verso i già non ben considerati salafi ma soprattutto contribuiscono ad avvallare le critiche di quanti dubitano delle istanze moderate di al-Nahda.

L’unità nazionale invocata da al-Ghannushi sembra davvero essere una necessità fondamentale in questo momento.

Pietro Longo


Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L'Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah ("En brazos de Condoleezza pero sin bajas"), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

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