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Tournée africana del re del Marocco: realismo politico e ambizioni economiche

Di Nabil Bayahya. Al Huffington Post Maghreb (08/06/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

La leadership africana del Marocco sta diventando realtà, se guardiamo ai contratti che Mohammed VI è riuscito a sottoscrivere durante la sua visita in Africa occidentale.

viaggio africa re maroccoDal Senegal al Gabon, passando dalla Costa d’Avorio e dalla Guinea Bissau, il sovrano esporta il know how nazionale in materia di produzione agricola, pesca o artigianato dopo aver contribuito con successo all’impianto in Africa dei fiori agli occhiello marocchini: il settore bancario, dell’energia e delle telecomunicazioni. Ci si chiede tuttavia quale profitto tragga il Marocco da un partenariato sud-sud la cui solidità è ancora tutta da dimostrare.

Il Marocco scommette sul decollo economico dell’Africa che alcuni vedono come il polo emergente dei prossimi decenni. I boom economici del Senegal e della Costa d’Avorio possono dar man forte a questa tesi, ma non bisogna dimenticare che tra il Marocco e l’Africa occidentale c’è una delle zone più instabili al mondo.

Il Marocco è diventato uno dei primi investitori diretti del continente con più di un miliardo e mezzo di euro ed è soprattutto la sua stabilità che interessa i suoi partner. I contratti firmati includono aspetti che si appoggiano sulle strategie settoriali create dal regno da un decennio a questa parte nell’agricoltura, nella pesca, nell’artigianato e nell’industria. Queste strategie settoriali hanno la particolarità di essere ancorate nel liberalismo e in un’economia sociale sempre più presente. I due pilastri del programma “Maroc Vert” (Marocco Verde), l’importanza accordata alla micro-impresa nell’artigianato o anche l’INDH (iniziativa nazionale per lo sviluppo umano) sono tutti esempi da seguire per dei paesi la cui crescita annunciata andrà di pari passo con le disuguaglianze sociali.

Se a questo si aggiunge il non coinvolgimento del Marocco nelle Primavere arabe grazie a riforme lungimiranti, il re può anche ergersi a modello di governance.

Inoltre il Marocco intrattiene da molto tempo importanti relazioni religiose con i Paesi africani, condividendone la stessa vigilanza di fronte all’ascesa del fondamentalismo religioso.

Quello di cui il Marocco va in cerca in Africa non sono quindi opportunità di investimento o sbocchi commerciali rischiosi bensì la stabilizzazione di una zona alla quale appartiene, nel bene e nel male. Al Marocco conviene esportare il suo modello al fine di contribuire a rendere più sicuro i Paesi a lui vicini. Così facendo guadagna non solo il mantenimento di un corridoio di stabilità su un continente sempre meno sicuro, ma anche il sostegno sempre più evidente tra i membri dell’ONU.

Il Marocco guarda quindi all’Africa facendo prova di realismo politico e la sfida che il re ha rilevato in questa tournée africana è di riuscire ad avere, un giorno, un posto di rilievo tra i grandi del mondo.

Nabil Bayahya è un consulente, insegnante e cronista.

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Chiara Cartia

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