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Tikrit: il campo di battaglia dell’Iraq presente e futuro

Di Ibrahim al-Marashi. Al-Jazeera (24/3/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

TikritL’attuale battaglia per Tikrit è in una fase di stallo, dal momento che l’esercito iracheno e le milizie sciite e sunnite affiliate hanno fallito nell’espellere i combattenti di Daesh (ISIS). Sono emerse notizie contrastanti sul ruolo che dovrebbe giocare la forza aerea internazionale in questa battaglia, con gli Stati Uniti, l’esercito iracheno e le milizie che discutono tra di loro. Questo dibattito avviene durante un combattimento rilevante sia da un punto di vista tattico che simbolico. Il destino di questa battaglia determinerà il futuro iracheno. Ma è anche una battaglia per il passato dell’Iraq.

Nell’immaginario iracheno e internazionale, Tikrit è conosciuta come la città natale di Saddam Hussein. In realtà Saddam è nato in un villaggio fuori da Tikrit, Al-Awja. Inoltre, la città e i suoi abitanti meritano un posto nella grande storia irachena al di là della notorietà raggiunta con Saddam Hussein.  Ad ogni modo, la città venne associata con il governo di Saddam anche perché dal momento in cui quest’ultimo salì al potere molti dei suoi parenti, tutti provenienti da Tikrit, così come alcuni concittadini vennero posti in alte posizioni di potere. I critici parlavano, infatti, di Jamhuriyyat Al-Iraq al-Tikritiyya (Repubblica di Tikrit dell’Iraq). Per queste ragioni la battaglia per la città è simbolica.

L’attuale scontro è il secondo tentativo di mandar via Daesh dalla città. Le forze armate irachene hanno cercato di riprendere Tikrit da Daesh nell’estate del 2014, ma furono respinti con pesanti perdite. Questo secondo round si è dimostrato altrettanto mortale per le forze irachene, con una perdita di slancio della campagna a causa dell’alto numero di vittime. Fallire in questo secondo round sarebbe fonte di imbarazzo per lo Stato iracheno. All’inizio la battaglia era vista come una prova per l’incombente battaglia per Mosul. Tuttavia Tikrit non è più solo un centro urbano sulla via per Mosul. Tikrit stessa è diventata un premio, parte di una più ampia battaglia per sollevare il morale nazionale.

Tikrit è anche rappresentativa di come il modus vivendi degli Stati Uniti e dell’Iran abbia vacillato durante questa battaglia, dimostrando che non si tratta solo di una lotta tra lo Stato iracheno e un attore non statale, ma anche di una rappresentazione di come l’Iran e gli Stati Uniti modelleranno il futuro iracheno. Ironicamente, l’Iran e gli USA sono arrivati ad un accordo sul tenere le forze aeree statunitensi fuori dalla lotta, per diversi motivi. L’Iran e le sue milizie vogliono prendete Tikrit senza nessun aiuto aereo americano, in modo da poter vantare il merito della vittoria e avere un ruolo prominente nella lotta contro Daesh. Gli Stati Uniti sembrano aver accettato questa strategia. Gli USA stanno permettendo agli iraniani e alle milizie sciite di incorrere in pesanti perdite che esauriranno la loro manodopera e il loro slancio, permettendo al partner americano preferito, l’esercito iracheno, di continuare la lotta contro Daesh. L’impoverimento delle forze sciite-iraniane a Tikrit servirebbe indirettamente l’interesse americano nello smussare la crescente influenza iraniana in Iraq.

Dal momento in cui la battaglia per Tikrit è arrivata alla sua terza settimana, la città è emersa come l’equivalente iracheno della siriana Kobane, con i ruoli rovesciati. I questo caso, Daesh non sta conducendo l’assedio, ma è assediato. Kobane ha invece rappresentato l’inversione dello slancio di Daesh in Siria, con la quasi completa distruzione della città. Tikrit potrebbe avere lo stesso destino.

Ibrahim al-Marashi è un professore assistente al dipartimento di storia della California State University, San Marcos.

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Viviana Schiavo

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