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Tamarod chiede il divorzio ai Fratelli Musulmani

egitto-morsi-time-to-go-protestDi Ahmad al -Uthamani (Sharq al Awsat  21/06/2013)). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

In occasione dell’anniversario dell’elezione di Mohammed Morsi il movimento Tamarod ha invitato a manifestare il 30 giugno, per chiedere la sua sfiducia. Nonostante siano passati 12 mesi dalla sua investitura, Morsi non  ha mantenuto nessuna delle promesse fatte in campagna elettorale, e non ha realizzato nessuna delle richieste della rivoluzione che lo ha portato al potere.

Invece di realizzare quei provvedimenti che consentono di costruire uno stato più libero per il suo popolo, il presidente ha utilizzato il suo lavoro per imporre il controllo dei Fratelli Musulmani sul settore pubblico dello stato. Mentre il presidente chiede al suo popolo di lasciargli ancora del tempo per potere realizzare le sue promesse, i ragazzi dell’opposizione rispondono che ogni giorno in più della sua presidenza allontana il paese dai suoi obiettivi, poiché esso conduce la nazione in direzione opposta rispetto a ciò che vuole la comunità.

Il movimento Tamarod, emerso per la prima volta a Piazza Tahrir lo scorso 26 Aprile, è  composto dai giovani rivoluzionari ed ha lo scopo di far cadere il presidente Morsi. Esso è iniziato attraverso una raccolta firme fatta nelle strade dell’Egitto, con dei moduli prestampati in cui si chiedeva il ritiro della fiducia al Presidente e nuove elezioni presidenziali.

Tamarod ha ottenuto un appoggio molto forte dalla popolazione, conquistando il sostegno del Fronte per la Salvezza Nazionale e della maggioranza dei movimenti cittadini, diventando una vera minaccia per la popolarità del presidente.

In meno di due mesi il movimento è riuscito nell’impresa di raccogliere 15 milioni di firme, numero pari ai voti presi da Morsi durante le elezioni presidenziali.

La parola “tamarod” (in italiano insurrezione, Ndr) significa rifiuto di sottomettersi all’autorità politica con l’obiettivo di far cadere il presidente ed il suo governo, attraverso l’opposizione civile e pacifica. In questi casi, i ribelli costituiscono un loro movimento con lo scopo di ottenere la legittimità costituzionale contro un governo illegittimo. I movimenti di insurrezione sono riusciti a far crollare il presidente Marcos nelle Filippine nel secolo scorso, così come il governo dell’Europe dell’Est nel 1989 e la stessa Unione Sovietica nel 1991.

Nell’affrontare la sfida presentatagli da Tamarod, le diverse fazioni della Fratellanza Musulmana ed i vari gruppi jihadisti suoi alleati hanno deciso di unirsi in difesa del loro presidente, riaffermando la sua legittimità. Essi sostengono che Morsi è stato nominato a seguito della sua vittoria alle elezioni e non sarà possibile obbligarlo con la forza a lasciare i suo posto prima della scadenza del suo mandato di cinque anni. Il presidente del consiglio Qandil ha dichiarato che il calo della popolarità del presidente non giustificherebbe delle elezioni presidenziali anticipate, inoltre il suo governo affronterà le manifestazioni non pacifiche con gli strumenti fornitigli dalla spada della legge. Invece di discutere con i giovani ribelli e confrontarsi con loro per conoscere le loro richieste, la Fratellanza Musulmana ha annunciato la disponibilità dei suoi giovani a morire pur di evitare la caduta della presidenza di Morsi il prossimo 30 giugno.

Nonostante le promesse fatte da Morsi sulla necessità di proteggere la rivoluzione dagli avanzi del vecchio regime, la Fratellanza rimane legata al suo programma politico e determinata a imporre il suo controllo su tutte le strutture statali egiziane. Dopo l’abolizione della Corte suprema amministrativa dell’Assemblea Costituente , dopo l’accordo delle forze politiche sulla necessità di creare un’Assemblea costituente partecipata e plurale, la Fratellanza ha architettato il modo per riuscire ad ottenere un numero di membri interni tale da assicurargli una posizione di maggioranza.

Morsi è riuscito ad accedere alla carica di presidente con 882 mila voti  in più rispetto al suo avversario Shafiq, in questa maggioranza vi erano anche i voti dei giovani della rivoluzione e dei suoi sostenitori. Ad un anno dopo l’elezione, la presidenza di Morsi divide in due il paese mettendo a rischio la sua tenuta.

Il presidente ora ha solo due strade da poter percorrere: o accetta la sfida di Tamarod e si impegna a tenere nuove elezioni presidenziali, o ignora l’insurrezione continuando il suo mandato attraverso l’uso della forza, rischiando di portare l’Egitto verso una guerra civile.

 


Silvia Di Cesare

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