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Svezia: proteste contro pubblicità con modelle velate

(Agenzie). A un mese dal video che mostra la prima modella con il velo, diversi manifestanti si sono riuniti questa settimana a Stoccolma per inscenare una campagna contro i negozi di abbigliamento H&M e la catena Åhlens per aver usato delle donne in hijab nelle loro ultime campagne pubblicitarie.

Le proteste sono scoppiate a seguito di una lettera aperta alle direzioni dei due brand svedesi da parte di Maria Rashidi, presidentessa del gruppo Kvinnors rätt (Diritti delle donne, in svedese), nella quale l’attivista li accusa di promuovere “un apartheid di genere”. La Rashidi descrive il velo come “uno strumento di segregazione”, sostenendo che “le restrizioni alla libertà sono tessute nel hijab“. L’attivista, che proviene dall’Iran, ricorda il momento della Rivoluzione del 1979, quando le autorità credevano che il velo potesse “proteggere noi povere donne dall’intossicazione occidentale”.

Tuttavia, molti musulmani hanno salutato con favore queste nuove “modelle modello” e molti non sono d’accordo con il punto di vista della Rashidi. “Credo che queste campagne pubblicitarie siano una buona cosa, perché vanno contro la solita idea dell’immagine femminile nel mondo della moda e dimostrano che abbiamo tutte un diverso aspetto e diverse opinioni”, commenta Aslihan Ekinci Kaba, portavoce del gruppo Muslimska Feminister (Femministe musulmane, in svedese) che ha sede a Malmö.

Da parte loro, H&MÅhlens avevano già riferito ai media svedesi che le loro nuove campagna pubblicitarie vogliono riflettere la sempre maggiore diversificazione della popolazione del Paese, dove vivono almeno 450 mila musulmani.

Roberta Papaleo

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