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Susan Abulhawa: romanzi di vita palestinese

Susan Abulhawa
Dal blog Mille e una pagina di Claudia Negrini

Devo fare una confessione. Io piango con i libri. Ho la lacrima facile, se l’occasione è quella giusta, io nel dubbio piango. Il grosso problema di tutto ciò è che io leggo molto in treno…vi lascio immaginare lo spettacolo pietoso a cui assistono le persone che viaggiano accanto a me!

Una delle ultime volte, mi è successo leggendo “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa. Lo conoscevo, l’avevo studiato, ma faceva parte di quei tanti – troppi – libri che so che devo e voglio leggere, ma vengono continuamente procrastinati. Finalmente mi è capitata l’occasione giusta e mi ci sono immersa.

Una mia amica, a cui ho confidato l’ultimo incidente, mi ha confessato che per lei è uno dei libri più belli che abbia mai letto. E io non posso darle torto. È appassionante, coinvolgente e per niente scontato. È quell’incredibile equilibrio tra una storia personale – gran parte degli eventi è narrata in prima persona – e l’universalità della causa palestinese. Sono gioie e disgrazie che migliaia di palestinesi avranno vissuto, purtroppo, ma in questo caso diventa la storia di Amal e della sua famiglia, a cominciare da suo nonno, poi suo padre, sua madre, suo fratello e tutte le persone che ruotano intorno la sua vita.

La passione per questo romanzo, non la condividiamo solo la mia amica e io. Anche i Rebis, un gruppo cantautorale di Genova che adoro, hanno deciso di ispirarsi al testo per una loro canzone del nuovo album “Qui”, intitolata “Goodbye Amal”. È una delle mie preferite dell’ultimo album, con la sua melodia dolce in completa dissonanza con il testo, molto crudo (se siete curiosi potete ascoltarla a questo link https://youtu.be/6TKwf6515PI)

Pensate che questo romanzo, in italiano, era uscito già nel 2006 per la casa editrice Sperling & Kupfer, ma nel 2013 è stato ripubblicato, questa volta da Feltrinelli. Sempre per Feltrinelli è uscito, nel 2015, “Nel blu tra il cielo e il mare”, un’altra saga familiare palestinese, ambientata a Gaza.

Susan Abulhawa è una donna palestinese naturalizzata americana. Nata nel 1970 in Kuwait in realtà, dove risiedevano i genitori dopo essere stati cacciati con la forza dalle loro case nel 1967, con la Guerra dei Sei Giorni. Passò poi di familiare in familiare, finché non finì in un orfanotrofio a Gerusalemme. All’età di soli 13 anni fu spedita negli Stati Uniti dove venne affidata a una famiglia nel North Carolina. Da quel momento visse lì, dove si laureò in neuroscienze. Solo dopo diversi anni si è dedicata alla scrittura e ai romanzi, diventando un fenomeno a livello internazionale, tradotta in tantissime lingue.

Non ha mai rinunciato, però, all’attivismo a sostegno della Palestina. Tiene spesso conferenze e seminari sopra questi temi per sensibilizzare le persone. In maniera ancora più concreta, ha fondato un’organizzazione no profit chiamata “Playgrounds for Palestine”, che si occupa di costruire parco giochi in Palestina e nei campi profughi in Libano e Giordania. Ha sempre un occhio di riguardo per i bambini e questo emerge anche nei suoi romanzi, in cui i bambini ricoprono sempre ruoli importanti.

Buona Lettura!