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Sulle relazioni russo-iraniane

Se nel corso della storia le relazioni tra Teheran e Mosca hanno attraversato fasi altalenanti, oggi il vero scenario di scontro sarà in campo siriano.

Di Mahmoud Al-Hamza. Al-Araby al-Jadeed (22/10/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Un quesito che oggi si pongono in molti riguarda le relazioni tra Russia e Iran, o meglio sono queste relazioni strategiche o tecniche? Per rispondere bisognerebbe ritornare ai rapporti tra l’Iran e l’Unione Sovietica e notare come le relazioni tra i due Paesi siano state sempre tormentate, almeno fino alla presidenza in Iran dell’Ayatollah Khomeini, che nel 1986 invitava il presidente russo, Gorbaciov, ad una cooperazione. Da quel momento si sono registrati dei miglioramenti, con la sigla di accordi di cooperazione in seguito alla visita del premier iraniano, Hashemi Rafsanjani, a Mosca nel 1989.

Tuttavia, è seguita una fase altalenante durante la presidenza russa di Yeltsin, che riceveva ordini dall’America, i cui rapporti con Teheran erano alquanto tesi. Con l’arrivo di Putin al potere si apre una nuova pagina di cooperazione tra Iran e Russia, a cui però segue una situazione di stallo dovuta all’emanazione di sanzioni internazionali contro Teheran per i suoi test nucleari. Anche nel campo economico, la cooperazione tra i due risulta piuttosto limitata, sebbene Putin attesti un aumento del volume di scambio commerciale pari all’80% come riportato lo scorso maggio 2017. Questa percentuale non rispecchia però la condizione di cooperazione strategica tra le due potenze, nonostante funzionari politici iraniani e russi abbiano posto l’accento su un nuovo pogramma petrolifero in cambio di generi alimentari di ben 45 miliardi di dollari da realizzarsi entro dieci anni.

Dunque, parlare della natura dei legami tra Teheran e Mosca rimanda ad alcune considerazioni necessarie. Primo, la Russia è una grande potenza e come tale mira a riprendere un certo primato mondiale; l’Iran riveste un’importanza regionale e vuole mantenere la sua independenza nelle proprie decisioni. Entrambi mostrano una mancanza di fiducia nell’altro, confermata anche da politici iraniani i quali riconoscono la volontà russa di curare i propri interessi speciali, soprattutto in Siria. In merito al programma nucleare, alcuni sostengono che la firma dell’accordo nuoce agli interessi russi, perché l’Iran inizierebbe ad esportare petrolio e gas ponendosi in competizione con la Russia.

Tuttavia, il punto cardine dei rapporti tra Teheran e Mosca rimane nella questione siriana. Sappiamo che entrambi i Paesi appoggiano il regime di Assad ma ognuno segue agende differenti. Mentre la Russia cura fini geopolitici, l’Iran insegue scopi nazionali settari. Quindi, se la Russia – dopo la caduta di Aleppo – ha iniziato a collaborare per la fine della guerra, collaborando con le istitutizioni statali, quali l’esercito siriano e gli apparati di sicurezza, l’Iran ha mirato soprattutto all’abolizione del ruolo dell’esercito, affidandosi alle milizie con intenti settari.

Tra le altre cose, i siriani fedeli al regime, tra cui soprattutto gli alawiti, preferiscono la presenza russa a quella iraniana. Per concludere, molti analisti affermano che i veri problemi tra Russia e Iran emergeranno proprio con l’inizio delle operazioni politiche in Siria a causa delle divergenze nelle agende dei due Paesi.

 

Mahmoud Al-Hamza è ricercatore siriano ed ex leader del Consiglio Nazionale della Dichiarazione di Damasco.

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