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Sulla sofferenza in Yemen

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Con le parole del giornalista Al-Zurqah, una riflessione sui crimini perpetrati dagli Houthi e i suoi alleati contro il proprio Paese e i suoi abitanti

Di Ahmad al-Zurqah. Al-Araby al-Jadeed (30/04/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La guerra ha il potere di rendere noti al mondo paesini o città prima sconosciuti persino agli abitanti vicini. Di recente in Yemen proprio questi villaggi, un tempo marginali, occupano, oggi, le prime pagine di notiziari e giornali, mentre i suoi abitanti sono divenuti numeri nelle liste degli sfollati e meri dati per organizzazioni che fanno affari con le sofferenze delle vittime di tortura.

La guerra vendicativa annunciata dagli Houthi e dal loro alleato, Ali Abd Allah Saleh, contro gli yemeniti non ha escluso un solo Paese, città o casa dalla sofferenza e dal dolore accompagnati da scene di cortei funebri divenute realtà quotidiana. I giochi d’azzardo pilotati dai signori delle guerre hanno lasciato in Yemen conseguenze drammatiche che rendono il processo di ricostruzione difficile se non impossibile o impensabile.

Dopo la rivoluzione del febbraio 2011, il Paese si era tinto di speranza e dell’illusione di un futuro roseo che potesse segnare la fine di un governo che assediava i suoi abitanti da 33 anni. Nessuno avrebbe immaginato per un solo istante la rovina che li attendeva e che ha portato il Paese a firmare un accordo di trasferimento del potere sotto l’egida del Golfo verso la fine del 2011. Una delle peggiori conseguenze è la sofferenza sociale per i crimini perpetrati dagli Houthi. Questi ultimi hanno dato inizio alle proprie nefandezze a partire dal 2004 con l’espulsione degli ebrei dalla regione di al-Salem a Saada, a cui ha fatto seguito l’espulsione dei salafiti dalla regione di Dammaj all’inizio del 2013 trasformando il conflitto in un assalto all’autorità, al monopolio delle ricchezze del Paese e del potere e in una distruzione delle istituzioni locali.

Gli Houthi e Ali Abd Allah Saleh sono riusciti a stigmatizzare il Paese in terrorismo, additando i suoi abitanti come terroristi, mediante una propaganda mediatica con l’ausilio anche dei mezzi di comunicazione iraniani per raggiungere le istituzioni e i media occidentali col pretesto di combattere una guerra contro Daesh (ISIS). Tramite parole chiave, hanno sollecitato il decisore americano presentandosi prima come suo alleato in una guerra falsa, continuando, però, a trarre in inganno migliaia di seguaci con lo slogan anti-americano uccidendo i propri avversari. Da ciò gli yemeniti ne hanno ricavato solo morte. Essi sono stati trasformati in facili bersagli di fame, malattie e epidemie, e prima ancora, vittime dei missili Katyusha, di mortai, carri armati e mine.

I crimini di cui si sono macchiati gli Houthi e Saleh necessitano di un intervento serio e responsabile da parte del mondo, chiamato a definire cose e persone col loro nome. Quindi classificare quel movimento – con i suoi leader e alleati – come movimento terroristico in quanto minaccia la sicurezza e la pace nel mondo, che ha usufruito della libertà di navigare nei porti internazionali, di inviare i suoi combattenti in Siria e Iraq, comunicare con organizzazioni terroristiche in Iraq, Siria e Iran e scambiare informazioni e armi affinché lo Yemen divenisse teatro di una guerra per procura a livello regionale e internazionale.

Ahmad al-Zurqah è uno scrittore e giornalista yemenita, analista politico e ricercatore di questioni relative ai gruppi dell’Islam.

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