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Sulla conferenza dei curdi a Mosca

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Verso quale direzione si muoverà la questione curda in Medio Oriente?

Di Samir Saliha. Al-Araby Al-Jadeed (25/02/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La situazione dei curdi in Medio Oriente differisce a seconda della loro posizione geografica. In tal senso, in Iraq, i due leader curdi iracheni, Mas’ud Barzani e il suo acerrimo nemico, Jalal Talibani, sono stati tra i maggiori beneficiari dell’invasione e occupazione dell’Iraq da parte americana nel 2003, che ha visto il primo ricoprire il ruolo di presidente dell’Iraq settentrionale e il secondo di presidente dell’intero Paese. In Siria, invece, il curdo siriano Saleh Muslim Mohammed ha aderito al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), creando un’organizzazione ombra in Siria che porta il nome di Partito dell’Unione Democratica (PYD). I curdi iraniani, al contrario, restano in attesa dei cambiamenti locali, regionali e internazionali. Intanto, mentre Ankara rifiuta il progetto federalista iracheno e le aspirazioni del PKK in Siria e Turchia, l’obiettivo di quest’ultimo rimane quello di unificare le aree sotto il suo controllo a nord della Siria con la provincia del nord iracheno.

In un simile scenario, su invito dei due centri di ricerca e di studi che seguono la questione curda e con il finanziamento diretto dei russi, politici e intellettuali curdi e russi hanno indetto una conferenza regionale a Mosca dal titolo “Concorso per la ri-divisione dell’influenza in Medio Oriente: la condizione attuale e le possibili conseguenze”, per discutere del futuro della questione curda in Turchia, Iraq, Siria e Iran. Per la prima volta i curdi hanno avuto un’ampia visibilità e la Russia ha mostrato il suo ruolo di difensore e protettore delle loro posizioni, sempre a favore del suo alleato e partner strategico: la Siria.

Consapevoli di essere al centro di forti cambiamenti storici, i curdi siriani presentano il loro obiettivo di autonomia e autogoverno nella regione settentrionale al confine con la Turchia, disponendo oggi di un diretto sostegno americano, in termini militari e finanziari. Proprio i curdi cercano di convincere l’amministrazione americana di essere in grado di allontanare le forze di Daesh (ISIS) da Raqqa, in cambio di una riunificazione dei cantoni curdi nel nord della Siria e della frantumazione dell’operazione turca “Scudo dell’Eufrate”. E qui la Russia ha interferito difendendo la causa federalista in Siria, in seguito ad un’intesa turco-americana che opera alle sue spalle.

Se da un lato Mosca si fa paladina del progetto federalista dei curdi cercando di strappare il ruolo a Washington, la Turchia rimane ferma nella sua decisione di vietare la partecipazione dei gruppi del PYD in qualsiasi negoziato che interessi la Siria. A dimostrazione di ciò, alcuni giorni fa, a margine del vertice di sicurezza di Munich, il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha incontrato Mas’ud Barzali. Oltre a porre l’accento sul coordinamento tra i due Paesi per la lotta al terrorismo, il primo ministro ha confermato di sostenere il ritorno delle “forze peshmerga siriane” e di concedere ai curdi che non appartengono al PYD di continuare a risiedere nelle loro regioni. La mossa turca in coordinamento con Erbil vuole tagliare la strada al progetto di Saleh Muslim e vuole dimostrare a Washington e Russia che Ankara non indietreggerà sulle sue posizioni.

Per concludere, l’unica soluzione per i curdi siriani di Saleh Muslim potrebbe giungere alla fine della rivoluzione in Siria, anche se i curdi dicono di aver imparato la lezione dagli accordi Sykes-Picot e non permetteranno di ripetere un simile accordo a loro spese. 

Samir Saliha è uno scrittore e ricercatore turco, nonché dottore in Scienze Politiche.

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