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Il successo della donna egiziana

Di ‘Ali Ibrahim. Asharq al-Awsat (12/01/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

Sembra che la politica internazionale sia in certa misura governata dalle suggestioni, a prescindere dai fatti sul terreno e senza tentare di comprendere realmente ciò che sta accadendo. Questa impressione deriva dalla posizione assunta da molti in Occidente rispetto agli sviluppi in Egitto post 30 giugno e la deposizione del governo guidato dai Fratelli Musulmani. Si tratta in parte di un atteggiamento comprensibile alla luce della cultura delle democrazie occidentali che si inquietano per l’intervento dell’esercito nell’arena politica. È stata, dunque, assunta una posizione critica verso gli eventi in Egitto, incomprensibile agli occhi di attori arabi e regionali che non riescono a capirne l’origine riconducibile alla cultura delle democrazie politiche.

Il percorso intrapreso dall’Egitto dopo il 30 giugno presentava elementi complicati da capire in Occidente, tra cui il chiaro sostegno popolare con milioni di persone scese in strada a manifestare contro il governo dei Fratelli Musulmani, l’intervento dell’esercito e poi il periodo di transizione caratterizzato dalla road map incentrata su tre fasi, il tutto sullo sfondo di un’ondata di violenza e atti terroristici il cui primo obiettivo era colpire l’economia, riuscendo a centrare una delle sue arterie più importanti, ovvero il turismo. Il percorso politico, tuttavia, non si è fermato: lo Stato si è rimesso in movimento e sono stati inaugurati nuovi progetti che sono fonte di speranza per il futuro. Il percorso, poi, si è completato con la promulgazione della Costituzione e in seguito con le elezioni presidenziali e infine quelle parlamentari.

L’elezione di questo parlamento è stata piuttosto controversa, dal momento che l’affluenza alle urne non è stata elevata e secondo i numeri diffusi si è attestata intorno a un quarto degli elettori registrati. Si tratta, tuttavia, di milioni di elettori che sono stati chiamati alle urne diverse volte in un lasso temporale limitato, ed è comunque una percentuale che si registra anche in molte democrazie occidentali. L’aspetto più importante di questo Parlamento è che per la prima volta sono entrate a farne parte circa 90 donne, un numero senza precedenti che corrisponde a oltre il 15% dei membri. La maggior parte sono state elette in liste di raggruppamenti politici oppure hanno vinto nelle loro circoscrizioni dopo battaglie elettorali. Si tratta di un grande successo rispetto alle passate elezioni in cui le donne potevano entrare in parlamento solo mediante nomina.

Questa percentuale rispecchia, inoltre, la partecipazione politica della donna egiziana nel percorso del 30 giugno e nella road map che ne è scaturita. La presenza delle donne è stata molto forte sia nelle manifestazioni in strada sia nella partecipazione politica alle votazioni che si sono svolte in diverse fasi della road map, così come nel numero di candidate e nella loro partecipazione alle “battaglie” elettorali. Questo ruolo è stato incoraggiato dallo Stato.

Se guardiamo gli eventi attraverso lenti nere non riusciremo a vedere niente di positivo in tutto ciò che è accaduto e invece non si può ignorare questa presenza femminile nel Parlamento del 30 giugno poiché è da considerarsi un successo storico che compiace il compianto Qasim Amin. 

‘Ali Ibrahim è un giornalista e scrittore egiziano e vice caporedattore del quotidiano Asharq Al-Awsat.

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Roberta Papaleo

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