Marocco Zoom

La strumentalizzazione della protesta dei giovani amazigh

Di Abdeslam Benaisa. Ray al-Youm (30/03/2016). Traduzione e sintesi di Rachida Razzouk.

Nelle diverse manifestazioni organizzate davanti al parlamento e in una serie di città del Marocco, alcuni attivisti amazigh ripetono slogan privi di significato, che non riflettono una realtà vissuta e non lasciano trasparire l’autentico desiderio che dovrebbe nascere da una reale sofferenza.

Questi slogan vogliono dipingere gli amazigh come una minoranza oppressa che vive ancora nel ghetto, privata ​​dei suoi diritti e che subisce le amare sofferenze della repressione, dell’oppressione e della persecuzione da parte dei non-amazigh che governano con il pugno di ferro.

La strategia è quella di dividere i marocchini in due categorie: da una parte ci sarebbero gli amazigh, nel ruolo delle vittime, e dall’altra gli arabi, nel ruolo di carnefici.

In realtà, nonostante gli amazigh rappresentino la maggioranza assoluta dei cittadini del Marocco, loro si considerano una “minoranza” sull’orlo dell’emarginazione, privata della tutela delle leggi vigenti nel paese e vivendo oppressa in un sistema simile all’apartheid, contro il potere, i diritti e i privilegi riservati ai marocchini.

Ciò non significa che i berberi abbiano vissuto lontano dalla politica e che non siano mai stati coinvolti, nel corso della storia, nelle lotte per la libertà del popolo marocchino, offrendo i loro martiri, i loro prigionieri ed i loro esiliati politici. Tuttavia, ciò è avvenuto nell’ambito dei partiti politici e dei sindacati nazionali e sotto slogan unitari contro il colonialismo, lo sfruttamento, la disuguaglianza, il monopolio del potere e della ricchezza.

Gli amazigh hanno combattuto al fianco dei loro fratelli arabi marocchini, lontano da discriminazioni etniche o regionali. Insieme hanno raggiunto conquiste di cui godiamo ancora oggi ancora godiamo e insieme continuano a lottare per realizzarne altre in un’ottica di unità nazionale costituita da arabi e da amazigh.

Al vertice della piramide del potere marocchino vi sono molti amazigh – al comando dei servizi militari e di intelligence, nell’entourage reale, e ancora ministri, parlamentari, direttori generali e segretari di Stato. Anche fra gli uomini più ricchi del Marocco figurano diversi berberi, così come fra i poveri, gli emarginati, i disoccupati del paese. Alcune regioni amazigh possono essere emarginate e abbandonate dallo Stato, così come molte altre aree arabe in egual misura. Ciò che vale per gli amazigh, vale anche per il resto della popolazione marocchina.

Chi induce alcuni giovani amazigh a strumentalizzare, di fatto, l’ideologia etnica, falsificando la loro consapevolezza e discostandola dalla realtà, è colpevole di indurre nei loro cuori uno stato di disabilità emotiva, presentando gli arabi marocchini come aggressori e oppressori, insomma dei veri e propri mostri, spingendo alla tensione e all’odio.

La cosa più triste è la ferma convinzione di questi giovani amazigh nel perseguire questa causa e lottare disperatamente, ripetendo a squarciagola gli stessi slogan privi di qualsiasi rilevanza, né sostanza, sostenendo una posizione del tutto sbagliata e controproducente.

Abdeslam Benaisa è un giornalista marocchino che scrive per diverse testate online.

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Roberta Papaleo

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