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Storia d’amore e di politica palestinese agli Oscar

Di Jihan Abdalla. Al-Monitor (19/01/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Si intitola “Omar” il film palestinese del regista Hany Abu-Assad che il 16 gennaio ha ricevuto una nomination agli Oscar come miglior film in lingua straniera, scelto tra più di altre 76 pellicole.

Il protagonista è l’omonimo Omar, un giovane fornaio palestinese della Cisgiordania che rimane coinvolto nell’uccisione di un soldato israeliano ed è quindi costretto a collaborare con la polizia israeliana per salvare se stesso e i suoi amici, cercando di farsi strada attraverso una rete di bugie e tradimenti.

Già vincitore del Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2013, chi ha visto il film dice che è “incredibilmente potente e onesto”. Per il regista, questa è la seconda corsa agli Oscar, quando nel 2005 il suo film “Paradise Now” ricevette la nomination, dopo aver vinto anche un Golden Globe. “È una bella sensazione. Significa molto per me, ma è anche una vittoria per gli attori, per la squadra e per il popolo palestinese”, ha rivelato Abu-Assad.

Girato tra Nazareth e la Cisgiordania, il film affronta il tema della collaborazione con Israele, argomento tabù nella società palestinese. Israele mantiene una rete di informatori in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per raccogliere notizie e controllare i palestinesi coinvolti in qualsiasi fatto, dal lancio di missili all’attività politica e armata. Per i palestinesi questi collaboratori sono un nemico interno. Per questo sono emarginati dalla società e le famiglie li rinnegano. A volte poi vengono giustiziati in pubblico per dissuadere la gente dal seguire la loro strada. Secondo il regista, si tratta di un aspetto dell’occupazione di cui è importante parlare in quanto compromette la resistenza.

Due sono gli aspetti della collaborazione che emergono: quello della lotta personale di chi, come Omar, vi si trova coinvolto con il ricatto, da un alto; quello del controllo imposto dagli israeliani non solo sul territorio palestinese, ma anche sui suoi abitanti, dall’altro.

Allo stesso tempo, il film racconta una storia d’amore e di vita: Omar rischia la vita ogni giorno per scavalcare il muro pur di incontrare i suoi amici d’infanzia e Nadia, il suo amore. Ma la relazione è complicata da una società conservatrice, dal suo arresto e dall’incombente sospetto che lui sia una spia.

Per il regista è facile amare il film perché tutti possono facilmente identificarsi con i personaggi, soprattutto con il protagonista: “Omar è una persona comune che si ritrova in una situazione straordinaria ed è costretto a creare un equilibrio. In modi diversi, tutti i palestinesi sono così”.

I vincitori degli Oscar verranno annunciati il 2 marzo. Abu-Assad, che fino ad allora rimarrà a New York, è ottimista sul fatto che il suo film possa vincere.

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Roberta Papaleo

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