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Chi spegne il fuoco in Medio Oriente?

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Quando l’incendio divampa c’è sempre qualcuno che ha il compito di domarlo: chi è pronto a farlo nel mondo arabo? E, soprattutto, chi ha appiccato il fuoco?

Di Adel Soliman. Al-Araby al-Jadeed (22/12/2016). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Lo scorso 22 novembre sono scoppiati diversi incendi naturali in alcune aree forestali, aziende agricole e città a nord dei territori della Palestina occupata, sul cui suolo oggi sorgono insediamenti israeliani. Nei primi due giorni è emersa una certa incapacità da parte di Israele di far fronte a questi incendi e di placare il fuoco, che ha causato ingenti danni materiali ad aziende agricole, imprese e istituzioni, con la conseguente evacuazione di migliaia di abitanti in luoghi sicuri. Qual è stata la reazione internazionale e regionale?

Secondo quanto annunciato dallo stesso governo israeliano, dopo appena quattro giorni dall’inizio degli incendi, sono arrivati celeri aiuti internazionali, con i maestosi e avanzati aerei e dispositivi antincendio messi a disposizione da Russia e America in primis, e in totale da 21 Paesi, tra cui gli stessi Paesi arabi. Grazie a questi sforzi congiunti, il fuoco si è spento e la vita è tornata quella di sempre, senza perdita di vite umane. In questo caso, non appena il fuoco è divampato, la cooperazione internazionale e regionale si è messa in moto per spegnerlo, ma cosa dire degli incendi che divampano in tutto il mondo arabo? Chi si preoccupa di estinguerli?

Per uno scherzo del destino, mentre ci si affretta a prestare assistenza tecnica a Israele, una città araba molto antica, non molto lontana, sta affrontando una guerra di sterminio, portata avanti dal regime di Bashar al-Assad e dei suoi alleati, tra i quali Russia, lo Hezbollah libanese e una larga fetta di milizie iraniane. Più di mezzo milione di civili siriani, tra cui donne, bambini e anziani, sono intrappolati nei distretti di Aleppo est, così come i combattenti dell’opposizione rivoluzionaria siriana. Tutti gli sforzi e gli appelli internazionali per fermare questa carneficina si sono scontrati con l’irremovibilità russa, che sembra l’unica autorità ad avere voce in capitolo in Siria. Il fuoco continua ad ardere, con l’irruzione nei quartieri di Aleppo est delle forze del regime e delle milizie iraniane, che hanno ucciso e torturato chi ancora era rimasto lì, senza distinzione tra civili o armati. A quel punto è intervenuta la Turchia per mediare con la Russia per fermare la carneficina ed evacuare i restanti cittadini di Aleppo verso campi di cura per i feriti. Ma cosa ha offerto la Turchia? Si può ripristinare il regime di Assad e fingere che il fuoco che è divampato e ha causato migliaia di vittime si estingua da solo?

In questo scenario di tutti contro tutti, la cosa più lampante è l’assenza quasi totale del mondo arabo, mentre i siriani vivono una sorta di “alienazione” che supera di gran lunga quella vissuta dai palestinesi a seguito della Nakba del 1948.

Ma allontaniamoci da questo scenario e dirigiamocene verso uno vicino, in Iraq. Troveremo anche qui orde di eserciti, milizie e alleanze, con incendi che, una volta divampati, si moltiplicano giorno dopo giorno. Gli incendi e i fuochi sono molti altri, seppur diversi per intensità, molteplicità delle fazioni in lotta,  diverse motivazioni e diversi gradi di interferenza internazionale, basti pensare a Yemen e Libia. Il comune denominatore è sempre lo stesso: nessuno si preoccupa di domare il fuoco, e non ci sono vinti né vincitori, sullo sfondo del silenzio tombale ed equivoco del mondo arabo.

La domanda è: chi spegne il fuoco in Medio Oriente? E, prima della risposta, bisogna porsi una domanda ancor più importante: chi ha appiccato il fuoco al nostro mondo arabo? Non solo i focolai principali a cui abbiamo accennato, ma anche il fuoco del terrorismo nero che ha colpito tutto il Medio Oriente, dall’Egitto alla Giordania, dalla Tunisia alla Turchia. Attualmente, sia in Siria che in Iraq, almeno quattro forze dominano la scena: due principali, quella americana e quella russa, e le altre due grandi potenze regionali, Turchia e Iran. Sullo sfondo, il nemico israeliano resta potente, mentre la “comunità”, cosiddetta araba, è impegnata con la nuova stagione di Arab Idol.

Adel Soliman è uno scrittore e un ricercatore egiziano.

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