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“A Space Exodus”, dalla finzione a una nuova realtà per i palestinesi

Di Ayla Mrabet. Free Arabs (24/04/2014). Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

È l’occupazione israeliana in Palestina a dare l’ispirazione a Larissa Sansour, artista eclettica nata da madre russa e padre palestinese. Il suo attivismo politico si traduce in video, fotografie, arte simbolica e sperimentazione fantascientifica.

L’affascinante lavoro di Larissa Sansour ci accompagna in una Palestina extraterrestre in cui il popolo non è più vessato e sofferente. L’artista sceglie di sostituire la triste realtà del suo Paese creando un mondo fittizio, come ha già fatto nel 2011 in “Nation Estate”, un progetto multimediale in cui ha immaginato il futuro Stato palestinese collocato in un grattacielo altamente tecnologico in grado di ospitare tutto il popolo oppresso.

In lizza per l’Elysée Prize del Musée de l’Elysée in Svizzera, il progetto è stato censurato perché ritenuto troppo pro-Palestina. “Finanziare un progetto artistico palestinese può essere molto difficile. Spesso mi è stato chiesto dagli sponsor di presentare anche un punto di vista israeliano, ma ritengo che pretendere che l’occupato dia spazio alla posizione dell’occupante sia totalmente sbagliato. Le opere palestinesi tendono ad essere parecchio politicizzate e molte delle istituzioni che mettono in mostra artisti palestinesi sono interessate a questo approccio. Tuttavia, ciò non vuol dire che gli artisti realizzino opere politiche per andare incontro a tali aspettative: per tutti i palestinesi la politica non è solo una scelta, ma una condizione fondamentale”.

Nella sua nuova opera, “A Space Exodus” (“Esodo nello spazio”), rivisitazione in contesto mediorientale del capolavoro di Kubrik “2001: Odissea nello spazio”, Larissa riprende sé stessa durante un viaggio surreale e tenta di creare scenari fantascientifici in cui i palestinesi non sono più le vittime, ma godono di un potere pari a quello dei Paesi che influenzano l’informazione in questo mondo mosso dai mass media. “La doppia ironia è qualcosa che si perde nel passaggio verso un mezzo espressivo più fluido e brillante, perciò ho cercato di portare in primo piano un’assenza implicita, trasmettendo il sorriso attraverso il dolore”.

“Ho la sensazione che la Palestina si trovi ora tra l’incudine e il martello. Dal momento che la soluzione attuale non ha prodotto risultati dal 1948 e non promette niente per il futuro, ritengo che il modo per fare un passo avanti sia quello di proporre una nuova realtà”, afferma Larissa spiegando il processo artistico che ha portato alla realizzazione di “A Space Exodus”. “Penso che si debba fare una valutazione in termini fittizi, e utilizzarla come spunto per la realtà a venire. È proprio questo l’approccio che ho adottato nel mio lavoro”.

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Roberta Papaleo

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