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Sound Central: l’Afghanistan e il festival rock delle donne

festival rock delle donne afghanedi Amie Ferris-Rotman (Daily Star Lb 01/05/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Più di 400 donne e ragazze afghane sono saltate in piedi dai loro posti a sedere, urlando e scatenandosi al ritmo della musica rock e rap. È stato in occasione del Sound Central, festival musicale di Kabul, che ha dedicato un’intera serata alle donne: per gli organizzatori si tratta dell’evento del genere più importante nella storia dell’Afghanistan. Potrebbe essere anche uno degli ultimi, coi diritti delle donne che restano precari. Da quando i talebani sono stati spodestati 12 anni fa, le donne afghane hanno riottenuto diritti per i quali avevano lottato duramente, come l’istruzione e il lavoro. Ma la paura oggi è che queste libertà potrebbero vacillare una volta che le forze NATO lascino l’Afghanistan entro la fine del prossimo anno. “Temo che alla partenza delle truppe ci ritroveremo chiuse in casa come in passato,” dice la studentessa di 16 anni Shabona Nabizada, urlando sopra il frastuono della chitarra elettrica, “Come donne veniamo ridicolizzate e maltrattate. Mi sento libera nel poter venire qui e lasciarmi tutto il resto alle spalle”.

La rara giornata dedicata alle donne si è tenuta martedì in una sala da concerti e ha attirato una chiassosa folla – perlopiù adolescenti con l’uniforme del liceo (tunica grigia, hijab bianco), ma anche vittime di abusi dalle case di accoglienza e alcune nonne. La kermesse del Sound Central, giunta alla terza edizione, ha dedicato questa giornata alle donne con esibizioni della cantante afghano-americana Ariana Delawari e dei rocker di Kabul espatriati White City. Il numero di donne al concerto è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno: a riferirlo è il fondatore dell’evento, il multimedia producer australiano Travis Beard. Per pubblicizzare il concerto ha diffuso volantini e mandato gruppi di donne nelle scuole per convincere insegnanti e genitori che il festival non avrebbe arrecato alcun danno alle ragazze. “La giornata dedicata alle donne è la parte più significativa di tutto il festival,” ha detto Beard, “Già solo riscuotere un successo tale di pubblico per la prima volta a un concerto rock, è rivoluzionario”.

Quando l’artista rap locale Ramika è salita sul palco, vestita in leggings turchesi e una maglietta di alcune taglie più grandi, molti soldati afghani che monitoravano l’evento sono strisciati un attimo dentro per dare un’occhiata allo show: solo addette stampa al femminile avevano il permesso di occuparsene! Un lato del pubblico era composto da un piccolo, solenne gruppo di giovani donne provenienti da case di accoglienza che ospitano vittime di abusi. Molte di loro sono sfuggite alla violenza domestica e ad infelici matrimoni combinati. Queste case di accoglienza, spesso nascoste nei meandri del Paese, si trovano davanti un futuro incerto per i recenti tentativi del governo di portarle sotto il proprio controllo.

Lo scorso anno il ministro della Giustizia Habibullah Ghaleb ha definito le case di accoglienza come luoghi di “prostituzione ed immoralità”, provocando una raffica di condanne da parte delle donne afghane. La direttrice di una delle case d’accoglienza, che ha fornito solo il nome di battesimo, Horshid, ha detto che venire al festival è stato un modo per “riportare temporaneamente le ragazze nella vita”. Horshid è responsabile di una casa d’accoglienza adiacente all’ong del Centro per lo Sviluppo delle Competenze delle Donne Afghane. Nelle sue parole le donne sono sempre più preoccupate circa i tentativi del governo di stabilire dialoghi di pace coi talebani: “Se i talebani riacquistano potere, i nostri diritti saranno i primi ad essere sacrificati”.

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Claudia Avolio

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