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“Sottomissione”: Houellebecq contro la Francia dell’islam

Di Álex Vicente. El País (06/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Michel Houellebecq lo ha fatto di nuovo. Al momento della pubblicazione del suo nuovo libro, lo scrittore può già congratularsi di aver provocato uno scandalo enorme. Il motivo è l’argomento del suo nuovo romanzo, “Sottomissione”, racconto futurista che ritrae una Francia convertita in regime islamico dopo la vittoria di un nuovo partito, la Fratellanza Musulmana, alle elezioni presidenziali del 2022.

Il suo candidato, Mohammed Ben Abbes, ha superato Marine Le Pen nel secondo turno di elezioni, grazie all’appoggio delle altre forze politiche, decise a impedire l’inevitabile vittoria dell’estrema destra. Il Paese disegnato da Houellebecq, immagine deformata della Francia di oggi, vede “gli ultimi residui di una socialdemocrazia agonizzante” ed è popolato da cittadini disincantati dalla politica, che si limitano a vedere “reality show sull’obesità” in televisione mentre consumano “piatto precotti”.

Al centro di questo paesaggio, Houellebecq mette il narratore François, professore universitario quarantenne e specializzato in Huysmans, grande figura del decadentismo ottocentesco e autore di “Controcorrente”, che si convertì dal protestantesimo al cattolicesimo alla fine della sua vita. Nel libro, François contempla un altro tipo di metamorfosi religiosa: la necessità di convertirsi all’islam per via delle circostanze politiche. Prima delle annunciate turbolenza, il narratore depresso (evidente alter ego dell’autore) si rifugia nelle profondità della Francia, visitando città medievali e degustando lauti banchetti innaffiati di armagnac. Di ritorno a Parigi, giorno dopo il risultato elettorale, affronta un Paese che non riconosce più.

La Sorbona è ormai un’università islamica finanziata da ricchissimi emiri, con pareti decorate con versetti del Corano e un rettore con tre mogli, una delle quali adolescente. Come François, i professori che non si sono convertiti all’islam sono stati mandati in pensione, ma le petrolmonarchie gli anno assicurato stipendi astronomici. La shari’a non è stata applicata, ma le scollature e le minigonne sono state proibite. Le donne sono spronate a lasciare il mercato del lavoro in cambio di ingenti sovvenzioni pubbliche. I treni hanno un menu halal. Turchia, Algeria e Marocco sono diventati membri dell’Unione Europea, nel quadro della “ricostruzione dell’Impero Romano” alla quale si ispira il nuovo presidente.

Houellebecq dice non aver scritto il libro con intenzioni provocatorie. “Non prendo parte, non difendo nessun regime. Nego qualsiasi responsabilità”, ha dichiarato lo scrittore alla rivista letteraria The Paris Review. “Ho proceduto a un’accelerazione della storia, ma non posso decidere se si tratti di una provocazione, perché non dico cose che considero false solo per far innervosire gli altri. Ho condensato un’evoluzione che, a mio vedere, è verosimile”.

Non è strano che la polemica assuma le dimensioni di un affare di Stato. Nel suo nuovo libro, Houellebecq contrappone le radici della cristianità medievale – il protagonista si rifugia in un paesino chiamato Martel, come l’uomo che sconfisse gli arabi a Poitiers nell’anno 732 – e un’invasione musulmana con tratti quasi farseschi, caratterizzata da teorie abiette che risuonano nell’attuale clima politico. Il libro sembra attingere dalla Grande Sostituzione formulata dal filosofo Renaud Camus, accusato di incitamento all’odio razziale, che appare nel romanzo come autore (fittizio) dei discorsi di Marine Le Pen. Secondo Camus, la popolazione europea finirà per essere sostituita dai popoli immigrati che provocheranno un cambiamento di civiltà.

Il libro ha già generato opinioni sia entusiaste che scandalizzate, espresse dalla solita raffica di commentatori mediatici, dal filosofo Alain Finkielkraut – che sostiene che Houellebecq parla di “un futuro che non è sicuro, ma plausibile” – al presentatore Ali Baddou – che assicura che il libro gli ha dato la nausea per la sua “islamofobia”. Il direttore del quotidiano Libération, Laurent Joffrin, ha scritto che l’autore non fa altro che “scaldare la sedia di Marine Le Pen al Café de Flore”, ritrovo degli intellettuali parigini, facendo entrare la tesi di estrema destra sulla possibile invasione musulmana all’interno della letteratura. Lo stesso François Hollande, presentato nel libro come un politico finito, ha affermato che leggerà il romanzo “perché scatena il dibattito”, ma allo stesso tempo ha invitato i suoi cittadini a non lasciarsi “divorare dalla paura e dall’angoscia” che il libro riflette.

Già nel 2001, Houellebecq sosteneva: “L’islam è la più stupida delle religione”. Quattro anni fa, alla televisione israeliana, ha aggiunto: “La tendenza a collaborare con un podere pericoloso, in questo caso il fondamentalismo islamico, è dominante in Francia”. In “Sottomissione”, descrive un islam che presenta come “moderato”, anche se in realtà ha tratti reazionari. Il filosofo Abdennour Bidar ha denunciato la sua “immagine erronea” dell’islam, i cui fondamenti sono “la sottomissione a Dio, le donne in casa, il velo e la poligamia”. Houellebecq giura di aver riesaminato le sue vecchie idee: “In fondo, il Corano è migliore di quanto pensassi, dopo averlo riletto, o meglio dopo averlo letto. La conclusione è che i jihadisti sono cattivi musulmani”, ha sfumato la scorsa settimana.

Álex Vicente è un giornalista del quotidiano spagnolo El País.

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Roberta Papaleo

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