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“Soryana”, storia di uno chef siriano a Gaza

Di Nidal al-Mughrabi. The Daily Star (16/06/2015). Traduzione di Claudia Avolio.

C’è da scommettere che nessun altro sia riuscito a diventare uno chef famoso seguendo lo stesso percorso di Wareef Hameedo. Tre anni fa, il trentaquattrenne gestiva un piccolo ristorante in un centro commerciale nella città siriana di Aleppo. Poi è stato pesantemente bombardato nell’ambito della guerra. Membri della sua famiglia sono fuggiti nella Turchia sudorientale e lui li ha seguiti poco dopo. In Turchia ha deciso che avrebbe fatto meglio ad andare in Egitto. Approdato a Port Said è finito a lavorare come chef per i banchetti aziendali al Cairo.

Lottando per far quadrare i conti, si è trovato davanti a una decisione: rischiare in un viaggio verso l’Europa o tentare la fortuna altrove. “Dovevo scegliere se salire a bordo dei barconi della morte per l’Europa, con un futuro incerto, o andare a Gaza seguendo il consiglio di alcuni amici palestinesi”, dice Hameedo. Contro ogni pronostico, ha scelto Gaza. Nel maggio 2013 è stato fatto entrare clandestinamente attraverso uno dei tunnel che collegano il Sinai al territorio palestinese e ha raggiunto gli 1,8 milioni di gazawi che cercano di guadagnarsi la vita in una economia sull’orlo del collasso, con un tasso di disoccupazione quasi al 50%.

chef inCon una laurea in ingegneria meccanica, le competenze tecniche di Hameedo avrebbero potuto essergli utili. Ma lui era determinato a sfondare come chef, e passo dopo passo ha realizzato il suo sogno, nonostante Gaza si ritrovasse consumata dalla guerra tra Israele ed il gruppo di militanti di Hamas appena un anno dopo il suo arrivo. Oltre ad aver incontrato sua moglie – una giornalista palestinese che lo ha intervistato riguardo ai rifugiati siriani – lui e un partner hanno aperto un piccolo ristorante dal nome “Soryana” cioè “La Nostra Siria”, in uno dei migliori quartieri di Gaza.

“Ho visto che non c’erano molti modi creativi di cucinare, solo in pochi posti si preparava qualcosa di non tradizionale,” dice della sua prima impressione della cucina di Gaza, “Rispetto alla cucina siriana, ho pensato che avevo una possibilità”. La cucina siriana è rinomata nel mondo arabo e Hameedo ha trovato una clientela entusiasta. “Amano la nostra kibbeh – dice riferendosi al piatto nazionale siriano di carne di manzo o agnello macinata e burghul – ne vanno pazzi”. Appassionati hanno iniziato a chiedergli di preparare altri piatti siriani di cui avevano sentito parlare nei film o alla TV.

Mentre la sua fama si diffondeva, una stazione televisiva locale ha chiesto a Hameedo di fare un programma di cucina. A partire dalla prossima settimana, sarà trasmessa una serie di 30 puntate per il mese di Ramadan. Hameedo ora sorride, ma il futuro è incerto. Il suo passaporto è scaduto e non c’è nessuna ambasciata siriana a Gaza per rinnovarlo. A meno che ottenga un nuovo documento, farà fatica a vedere la sua famiglia in Turchia. Altri siriani giunti a Gaza hanno chiesto asilo in Svezia o sono tuttora disoccupati. Ma il suo entusiasmo culinario non si adombra. “Ho dei piani,” dice accennando all’idea di aprire un altro ristorante “Soryana” nel sud di Gaza, o alla fine tornare in Siria.

Nidal al-Mughrabi è un corrispondente Reuters dalla Striscia di Gaza.

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Claudia Avolio

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