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Sogni di pop

moga popDi Natalie Shooter. The National.ae (28/05/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Una delicata melodia di xilofono inizia come una ninnananna per bambini, prima dell’ingresso metallico e dolce della chitarra e della voce malinconica. Questo è Moga, il nuovo album di Maii e Zeid, una collaborazione tra il talento emergente egiziano Maii Waleed e il produttore e musicista libanese Zeid Hamdan.

L’emozionante voce di Waleed che canta in arabo, echeggia nei vari livelli vorticosi, parlando di angoscia, crisi esistenziali con una sottile critica sociale. A volte volteggiano su riff di chitarra destrutturati; quando si lascia spazio al respiro si alzano nudi e intensi, risuonando di più di un semplice accompagnamento, con un’intimità sospirata.

Moga non solo si allontana dai numerosi progetti passati di entrambi (Maii era una batterista nella band metal tutta al femminile Mascara e Zeid si è occupato di tutto dall’indie al pop, all’elettronica, alla musica più classica araba), ma il loro sogno di pop orientale sembra non essere mai stato prodotto nella regione.

Hamdan era ad Alessandria e stava lavorando con l’artista egiziana Maryam Saleh, quando i due si sono incontrati. Da quel momento sono sempre stati in contatto e hanno registrato 10 demo in un pomeriggio. “Andava a tempo, aveva groove e cantava magnificamente. Ho deciso che avrei dovuto fare un album con lei”, afferma Hamdan. È passato un po’ di tempo per far decollare il progetto. Hamdan è stato due anni a lavorare sui demo. In seguito, Waleed è stata a Beirut per lavorare sull’album nello studio di Hamdan. “Ci siamo divertiti e abbiamo scambiato idee” dichiara Hamdan, “in alcune canzoni seguivo solamente il ritmo di Maii, senza aggiungere più di tanto, in altre distruggevamo la sua vecchia direzione e provavamo qualcosa di nuovo. E stato davvero rilassante, due amici che condividono musica”.

Quando suonava nelle band metal Nail Polish e Mascara, Waleed si sentiva distante dalle compagne del gruppo. Quando si è sciolta l’ultima band, ha iniziato a scrivere materiale più personale con testi arabi. Nel momento in cui ha avuto la possibilità di lavorare con Hamdan, ha trovato in lui un compagno musicale. “Adoro la musica di Zeid, è colui che si avvicina di più al mio gusto” afferma Waleed, “Ho imparato molto da lui. Non solo la musica, ma la stessa immagine e a non preoccuparsi troppo delle cose”.

Hamdan, che è stato un pioniere della scena musicale alternativa di Beirut con il gruppo indie electro-pop Soap Kills, è stato una forza inarrestabile nel guidare la scena musicale underground della regione. I suoi progetti e le sue collaborazioni lo hanno visto sperimentare in tantissimi generi, dal gruppo elettro-pop orientale Zeid and the Wings, alla rielaborazione delle canzoni di resistenza dell’egiziano Sheikh Imam con Maryam Saleh.

Come produttore, ha aiutato molti musicisti ad affinare il proprio stile. “Ogni artista ha un proprio carattere, qualcosa di nuovo. Maii ha il suo suono come firma” dichiara Hamdan.

Anche se Waleed non è interessata a concentrarsi sulla politica, l’album sembra catturare l’atmosfera soffocante della generazione più giovane egiziana, insicura nella direzione da scegliere, in un paese che lotta per costruire il proprio futuro. “L’Egitto è un paese molto complicato e ho ancora la sensazione di non sapere quale è il mio posto in questa società” dichiara Waleed, “Ultimamente, la sensazione che non appartengo realmente all’Egitto si è amplificata nella mia testa”.

Moga si colloca in qualche modo nella periferia della scena musicale egiziana, nella quale il pop arabo domina il mainstream commerciale. “Al Cairo, penso che alla gente piaccia avere un’idea ben precisa del tuo sound. Molta gente non è ancora pronta ad accettare cose nuove e alcune persone spesso hanno paura di dare qualcosa di nuovo al pubblico”, afferma Waleed. La cantante si riferisce ad una scena che spesso pecca di sperimentazione, dove ogni band è formata “da un batterista, un bassista, due chitarre e un cantante”.

Waleed però, non ha avuto problemi a trovare collaboratori disponibili, al di fuori dell’Egitto. Tarek Ziad Khuluki e Dani Shukri che hanno trasferito la propria band Tanjaret Daghet a Beirut dopo essere fuggiti dalla Siria, hanno preso parte ad un concerto di Waleed e Hamdan nel Metro al-Madina di Beirut. “Questo progetto è stato molto apprezzato dai musicisti”, afferma Hamdan “è molto divertente, c’è molto synth, trucchetti col ritmo e col vuoto. Molte band sono abituate a riempire, con Maii abbiamo cercato di avere a che fare col vuoto”.

Adesso il duo pianifica di sviluppare un altro progetto, rimodellando le canzoni come una formazione elettronica per turismo. Il loro prossimo concerto si terrà al Dum Tak Festival in Giordania. “Adesso abbiamo questo bambino insieme, questo progetto concreto” dichiara Waleed, “Probabilmente è il progetto con il quale mi sono sentita a più agio”.

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Alessandra Cimarosti

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