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Siria: tra il raid e al-Nusra

Raid isareliano in SiriaDi Abdullah Iskandar. Dar al-Hayat (03/02/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Le giustificazioni date per spiegare il recente raid aereo israeliano in Siria non mascherano la sua natura inaccettabile e ostile che aggiunge ulteriori complicazioni regionali alla crisi siriana. Allo stesso modo, le spiegazioni date per la presenza del Fronte al-Nusra in Siria non celano il fatto che i suoi membri ricorrono a metodi violenti, sia nei confronti del regime che degli abitanti locali. Metodi inaccettabili e di stampo terroristico che rendono i rapporti tra le diverse componenti della società siriana ancora più difficili mentre la possibilità di trovare una soluzione per il futuro si allontana.

Eppure il raid israeliano e le pratiche messe in atto dal Fronte al-Nusra non fanno venir meno la natura della crisi in Siria e la realtà dello scontro in atto tra il regime e il popolo siriano, né annullano l’estrema violenza con cui le forze del regime hanno affrontato le richieste del popolo.

Fin dall’inizio degli scontri il regime ha insinuato l’esistenza di una connessione fra un complotto israeliano e l’attività di terroristi sul territorio siriano, questo per giustificare il rifiuto di soluzioni politiche. Così, il raid che ha avuto luogo qualche giorno fa ha scatenato una grande campagna da parte del regime e dei suoi alleati, i quali sostengono che il centro di ricerca militare, che il Fronte al-Nusra non era riuscito a far cadere, è stato preso direttamente da Israele con un raid aereo. La conclusione è che i combattenti dell’opposizione siriana si stanno coordinando sul campo con Israele confermando la narrativa del regime  sulla natura della crisi.

Peraltro il regime ha presentato una denuncia presso le Nazioni Unite rivolgendosi non al Consiglio di sicurezza bensì alla Forza di Disimpegno degli Osservatori delle Nazioni Unite (UNDOF) nel Golan – con il fine di collocare il raid nel quadro di una violazione dell’accordo di disimpegno riguardante le occupate Alture del Golan. Tuttavia questo “trucco” non avrà il risultato sperato dato che le forze dell’UNDOF hanno affermato di non aver registrato alcuna violazione dell’accordo da parte di Israele. Quindi il raid diventa  piuttosto una questione israelo-siriana legata alle ripercussioni del conflitto in Siria.

Parallelamente, il raid ha rivelato che le forze del regime sono diventate incapaci di difendersi efficacemente dalle aggressioni o che non sono disposte a farlo. A livello nazionale, il regime cerca di ridurre la crisi ad un confronto contro i terroristi e gli islamisti Takfiri, fatto che trova un’eco tra i suoi alleati.

Vai all’originale: http://alhayat.com/OpinionsDetails/478923


Ilaria Antoniello

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