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Siria: serena divisione all’orizzonte

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Nella confusione delle riunioni e delle proposte avanzate sulla Siria al margine della 72esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sul palcoscenico l’ottimismo sulla soluzione, le elezioni e la fase di transizione. Dietro le quinte, discorsi e proposte più realistiche.

Di Joyce Karam. Al-Hayat, (23/09/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò.

Nella guerra siriana ci sono vittorie e cambiamenti graduali: secondo un diplomatico arabo coinvolto nella questione “Assad non ha vinto, semmai è l’opposizione che ha perso sul campo”. Gli attori fondamentali nella comunità internazionale, tra cui USA, Russia, i paesi della regione e l’inviato dell’ONU De Mistura, hanno cominciato a contare su una fase di convivenza con Assad, diretta dall’Iran e in preparazione al periodo post-Daesh, in cui le controversie vengono superate nell’interesse di questi paesi e delle loro priorità all’interno della Siria, le quote di petrolio e gas vengono distribuite, e le forze curde vengono rafforzate.

L’opposizione siriana, rappresentata all’ONU dalla Commissione Suprema per i Negoziati, si è incontrata con le parti francesi, americane e arabe a New York. Le è stato chiesto di salire sul “nuovo treno”, di accogliere positivamente gli articoli proposti nei negoziati di Ginevra e di riorganizzare il proprio esercito prima dei che nuovi negoziati mantengano la struttura di sicurezza del regime e assorbano le parti vicine all’opposizione. Non ci sono segnali che indichino che la Commissione salirà su questo treno, ed è più probabile che “aspetterà alla stazione” rispondendo alle richieste di riabilitazione dei ranghi militari.

Dal punto di vista della comunità internazionale, le dichiarazioni di De Mistura negli incontri a porte chiuse dimostrano più di altre la realtà della guerra: secondo diversi membri del corpo diplomatico che si sono incontrati con lui a New York, l’inviato avrebbe letteralmente dichiarato di credere che la Siria sia rivolta verso uno scenario di “divisione serena”.

De Mistura ha presentato delle cartine che mostrano la divisione del territorio secondo le sfere di influenza tra il Nord e il Sud, le regioni liberate da Daesh e quelle sotto il controllo del regime, il tutto di pari passo con la realtà sul campo: a Sud la zona tranquilla sotto l’egida americana e russa, a Nord le quote curde, quelle delle forze fedeli alla Turchia e quelle del fronte Al-Nusra ad Idlib. Le zone liberate da Daesh, invece, secondo l’inviato americano Brett McGurk, sono sotto il controllo delle Forze Democratiche Siriane e non del regime. Le forze del regime e le milizie che lo sostengono si trovano invece sulla linea costiera, a Damasco e nel resto delle principali città che si trovano tra Aleppo e Homs. Questa distribuzione potrebbe non cambiare per via dell’equilibrio militare presente che impedisce a qualsiasi parte di esercitare completamente il proprio potere in questa regione.

Il destino di Assad non ha costituito quindi una priorità per gli USA se non per rendere l’Iran più debole e spingere ad una soluzione politica. Gli osservatori aspettano la strategia di Trump per la fine del mese in materia Iran per conoscere il tipo di strumenti che Washington utilizzerà contro Teheran nella regione. Per la Russia, invece, l’aspetto più importante era e resta mantenere la propria influenza, rafforzare le colonne del regime di sicurezza in Siria e accelerare una soluzione politica che le garantisca i vantaggi attuali.

La serena divisione applicata sul campo sotto l’egida internazionale è la conseguenza dei risultati di una guerra in cui chi ha perso di più è l’unità e la sovranità della Siria. Le molteplici forze all’interno e le discussioni all’estero sulle quote e gli appalti per la ricostruzione che precede i negoziati politici saranno il titolo centrale della prossima fase e un incentivo fondamentale per tutti per porre fine ai combattimenti.

Joyce Karam è corrispondente a Washington per Al-Hayat

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