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Siria: risoluzione pacifica o armata?

Siria
Quale è la strada adottare per risolvere la guerra nel Paese arabo?

Di Thaer Dib. As-Safir (06/12/2016). Traduzione e sintesi di Alberto Claudio Sciarrone.

I recenti eventi in Siria forniscono una situazione complessa: da un lato, i rappresentanti di Mosca e Pechino al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ieri hanno bocciato la proposta di una tregua di sette giorni ad Aleppo; dall’altro, le forze di Damasco e i suoi alleati, che controllano oramai i due terzi del territorio che era in mano ai ribelli.

Queste ultime vicende hanno riacceso le discussioni su quale sia il mezzo più efficace per porre fine a questo conflitto armato che oramai dura da più di 5 anni. Il dibattito ruota intorno alla strada da intraprendere: molti intellettuali considerano le armi come l’unica possibilità per abbattere il regime di Bashar al-Assad, mentre altri sostengono invece la via pacifica e della non-violenza come strumento per risolvere i contrasti interni.

Agli albori, la primavera araba siriana era cominciata proprio con proteste non aggressive nelle principali città della nazione, per poi sfociare gradualmente in una repressione brutale del governo e in una resistenza armata dell’opposizione, fino ad arrivare ad una vera e propria guerra civile. Ad alimentare le tensioni è stata anche la divisione all’interno del Paese, composto da un mosaico di etnie e religioni diverse: sunniti, cristiani, alawiti, druzi e ismailiti.

La situazione è degenerata in seguito ancora di più con l’infiltrazione di gruppi di estremisti islamici finanziati dai paesi del Golfo che si sono radicati nella società, e con il sedicente Stato Islamico che è giunto a conquistare una parte del territorio siriano. Le manifestazioni pacifiche, un tempo momento di incontro e riflessione, hanno subito una battuta d’arresto con i sistematici bombardamenti aerei, condannati dalle organizzazioni internazionali – come l’ONU e la Lega Araba – per l’uso di armi di distruzione di massa (in particolare quelle chimiche) contro la popolazione.

A questo punto una soluzione senza ricorrere all’uso delle armi è poco probabile anche, perché questo conflitto vede coinvolto non solo il governo Assad e la sua opposizione, ma anche, oltre all’ingerenza di attori non statali, la Russia, Daesh (ISIS), l’Occidente e le varie potenze regionali.

Thaer Dib è un giornalista del quotidiano libanese As-Safir.

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