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Siria: il rischio della mancanza di uno Stato

Zoom 17 nov Siria

Di Michel Kilo. Al-Araby al-Jadeed (19/05/2016). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

Lo Stato della rivoluzione siriana non è la nazione degli Assad anzi, non è mai stato un vero Stato sotto il loro governo. La Siria è piuttosto il paese della rivoluzione assente, almeno fino ad oggi. Intendendo, con questo termine, la mancanza del popolo siriano nelle istituzioni sovrane e nelle entità private così come la mancanza di rendere le entità rivoluzionarie un’espressione legittima e giuridica della realtà. Ciò a cui assistiamo oggi è uno stato che ha annullato sé stesso e la sua legittimità mediante l’abolizione della sola fonte di sovranità e legittimazione: il popolo siriano.

Mentre la Siria ha perso qualsiasi forma di rappresentazione nazionale, il suo posto è stato rimpiazzato da un gruppo centralizzato, ramificato in più bande e diffuso in diversi luoghi. La capacità di quest’ultimo è di ostacolare la nascita di uno stato legittimo che non sarà mai completo senza il successo della rivoluzione. L’inizio della rivoluzione siriana ha gravemente minato l’autorità suprema così che l’Esercito Siriano Libero è diventato una presenza inevitabile sul territorio mosso a realizzare la caduta del regime. Ma cosa rende necessaria oggi la creazione di uno Stato, in termini di espressioni politiche e istituzionali? Esistono diversi fenomeni da osservare attentamente.

Prima fra tutti vi è la necessità di porre un limite alle divisioni e alle debolezze dell’opposizione e quindi alla sua incapacità di guidare i movimenti rivoluzionari affinché realizzi il suo obiettivo principale: la libertà. Se la volontà dell’opposizione non è uniforme viene meno anche il suo ruolo positivo per gli interessi del popolo siriano e del destino del movimento di rivoluzione.

In seconda analisi, occorre tenere in considerazione l’emergere di correnti legate al fondamentalismo e al terrorismo ostili ai principi dello Stato e alle sue idee. Queste rifiutano la libertà e diffondono il caos tra le fila dei ribelli. Tale violenza, che è ciò contro cui lotta lo stesso popolo siriano, non farà altro che portare la Siria verso la distruzione globale. Queste forze estremiste si dedicano a combattere l’esercito libero, ad uccidere i suoi componenti e a saccheggiare le ricchezze nazionali diffondendo una misura del terrorismo uguale o superiore a quello che diffonde il regime, con un solo obiettivo in entrambi i casi: l’annientamento del popolo siriano.

Una situazione del genere, con la divisione e il vuoto da una parte e la matrice terrorista dall’altra, fa sì che la costruzione di uno Stato nazionale siriano diventi una necessità impellente. Ma se ciò persiste, ogni possibilità di riprodurre uno Stato qualsiasi in Siria fallirà e il suo popolo ne pagherà il prezzo fatale, mentre il potere autoritario di Assad continuerà a crescere e a radicarsi insieme al terrorismo.

Attualmente ci sono due scenari possibili in Siria. La minaccia del terrorismo è un fattore che rafforza il governo e pone il mondo di fronte due scelte: l’accettazione di un (presunto) regime secolare o il consentire l’arrivo di un regime estremista ostile al mondo. Un altro piano, dalle caratteristiche ancora sconosciute, vedrebbe il popolo siriano come creatore dello Stato in cui poter esprimere la sua volontà con la possibilità di guidare l’ente pubblico o di gestire il Consiglio dei Commissari, lavorando sotto la sua supervisione. Così da prendere il posto del regime di Assad e di uno Stato fondamentalista. La buona riuscita di questo piano dipende dalla sopravvivenza della Siria come nazione di un popolo libero e di uno Stato sovrano e indipendente. Solo così è possibile porre le basi per non essere schiacciati dal caos o uccisi dal terrorismo o che la rivoluzione venga soffocata, come è già successo in altri paesi arabi.

Michel Kilo è uno scrittore siriano e un attivista per i diritti umani.

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Redazione

3 Commenti

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  • Articolo alquanto superficiale, pretestuoso e filo separatista, senza considerare che i veri terroristi in Siria sono proprio i ribelli. Una nazione c’era prima del 2011 e tutte queste parole non avrebbero senso prima di allora. Ci rendiamo conto che il problema non è Assad?!? Chi sono quelli che ce lo vogliono far credere!? Chi sono i finanziatori, i sostenitori della cosiddetta “rivoluzione”?

  • Sbaglio o è proprio Kilo che dava dei somari a tutti i cristiani di Siria e che accusava Assad di esser implicato con l’ISIS, ma dai! ?

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