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Siria: quale sarà l’esito dei negoziati di Ginevra?

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Si apre un nuovo ciclo di negoziati e il popolo siriano resta in balia di interessi e accordi internazionali, mentre la Russia continua a muovere i fili

Di Hayyan Jabeur. Al-Araby al-Jadeed (23/02/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Un nuovo ciclo di negoziati per la situazione in Siria è stato convocato a Ginevra, mentre si riaccendono le speranze dei siriani per la fine della guerra e di qualsiasi forma di assedio e per il rilascio dei detenuti (o di una gran parte di essi) dai centri di detenzione collegati al sistema o alle milizie fedeli al regime. Purtroppo, però, l’effettiva possibilità di una soluzione politica che risponda alle aspirazioni dei siriani e che possa risanare le loro ferite è praticamente inesistente, conseguenza della totale assenza di un accordo che permetta ai siriani di sbarazzarsi di ogni forma di occupazione, sia essa internazionale, regionale, jihadista o locale, e che rappresenti il primo dei passi per la costituzione di una patria siriana in grado di includere tutti i suoi cittadini.

Questi negoziati riflettono in maniera piuttosto cruda l’emarginazione internazionale dei siriani, sia di quelle fasce che supportano il regime (e soprattutto i russi e, in minor misura, gli iraniani), sia delle fasce che supportano i turchi, rendendo piuttosto chiara la volontà internazionale di coinvolgere solo determinate personalità e fazioni.

Per essere più precisi, i negoziati si fondano sul potere e sulle propensioni della Russia: il successo o l’insuccesso nella realizzazione di una soluzione alla crisi siriana e l’esito dei negoziati rimangono legati in maniera quasi esclusiva alla volontà politica di Mosca. Lo stesso presidente siriano Bashar al-Assad ha di recente confermato, in più di un incontro con la stampa, che l’intervento diretto da parte dei russi è stato il principale deterrente al collasso del regime siriano e del suo alleato iraniano, e che la leadership russa ad oggi è la sola ad aver cercato di imporre una soluzione militare. Il ministero degli Esteri russo, dal suo canto, mira a raggiungere una soluzione politica invitando a garantire una maggiore rappresentatività per il popolo siriano nel corso dei negoziati, attraverso l’inclusione di una delegazione dell’opposizione, così che Mosca possa ricoprire il ruolo di intermediario e di guida nelle questioni di divergenza emerse dai negoziati, oltre che continuare ad essere la fazione più influente nelle dinamiche del conflitto militare nella regione.

Dunque, siamo di fronte a un ciclo di negoziati iscritti nel quadro delle direttive internazionali facenti capo alle Nazioni Unite, ma il loro contenuto è di stampo marcatamente russo, nel senso che la politica di Mosca incide in maniera profonda sulle trattative e sul loro effettivo successo. D’altronde, le tattiche militari russe non lasciano alcun dubbio sulle intenzioni della superpotenza, che ha intensificato le sue operazioni in numerose città siriane. Il massimo che la Russia può presentare a Ginevra è il rilascio di un limitato numero di detenuti, senza che questo sia accompagnato dalla definizione di strumenti che impediscano il perpetuarsi della pratica degli arresti coatti, permettendo, quindi, ai russi di continuare ad adoperare la pratica, conservando però una certa aura di candore.

L’unico modo per mettere la Siria al riparo dagli artigli dell’orso russo e dalle sue controparti internazionali è l’ inclusione sistematica degli esponenti della rivoluzione siriana nel processo dei negoziati. La loro assenza è il punto focale di tutti i cicli delle trattative, il che spinge a credere che solo attraverso il recupero delle opinioni, delle azioni e della presenza rivoluzionaria, la Siria potrà uscire dal pantano della tirannia, del crimine e del terrorismo imperante.

Hayyan Jabeur è uno scrittore e giornalista siriano.

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