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Siria: possiamo essere ottimisti sull’accordo Kerry-Lavrov?

Siria

Di Ilyas Harfoush. Al-Hayat (11/09/2016). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

Gli sforzi compiuti da John Kerry e dal suo omologo russo Sergey Lavrov al fine trovare una soluzione alla crisi siriana hanno dato vita a un ottimismo seducente.

Questo sentimento non è però realistico, a meno che non si basi su realtà stabili della crisi siriana. La prima di queste realtà è che tutti i tentativi precedenti per fermare i combattimenti sono falliti, poiché non erano associati a un chiaro piano per un cambiamento del regime. Coloro i quali aspirano alla risoluzione di tale conflitto devono ricordare che la richiesta di un cambiamento è stata la scintilla che ha acceso la rivoluzione siriana.

Il piano Kerry-Lavrov inizia con il cessate il fuoco e solo dopo ciò si potrà iniziare a parlare di una transizione politica, concetto che ognuna delle parti coinvolte nel conflitto interpreta a proprio piacimento. Il regime la vede come un governo con un’ampia base costituita da elementi scelti da Assad, l’opposizione, da parte sua, sostiene che nessuno appartenente al governo di Assad dovrà farne parte. Il realismo richiede anche il riconoscimento che l’accordo russo-americano non tiene in considerazione le altre forze coinvolte nella crisi siriana: stiamo parlando di alcune forze regionali, come la Turchia e l’Iran. Gli accordi non garantiscono, infatti, la permanenza di Assad al potere, come vorrebbe l’Iran, né definiscono l’identità delle forze dell’opposizione, tra cui vi sono i curdi, grande fonte di preoccupazione per la Turchia.

Kerry e Lavrov sono ben consapevoli degli ostacoli che dovranno superare, così hanno scelto una formula vaga e ambigua che si concluderà con il processo di transizione politica.

L’accordo si limita a spegnere il fuoco nelle zone calde, in tal modo il regime conserverà le sue posizioni sui fronti che ha scelto per costruire una “Siria utile”. Russia e Stati Uniti, allo stesso tempo, attraverso un coordinamento efficace e condiviso, si occuperanno delle organizzazioni terroristiche, isolandole dalle zone dell’opposizione moderata. Questa categorizzazione dei diversi gruppi potrebbe già essere motivo per uno scontro.

Il piano per una soluzione in Siria, ad ogni modo, conferma il declino del ruolo degli Stati Uniti in favore dell’influenza russa. Mosca sta implorando Kerry di far pressione, affinché il regime rispetti i termini dell’accordo. Gli Americani, però, non hanno alcuna capacità d’influenza sull’opposizione, di cui una parte ha fiducia in Washington, mentre l’altra gli è apertamente ostile.

Infine, Kerry è alle prese con alcuni problemi interni: il ministro della Difesa Carter e la CIA non vedono spazio per un ruolo della Russia in Siria. E questa è una delle ragioni per cui non possiamo essere ottimisti, poiché le forze che governano il Pentagono sono le stesse che conducono gli accordi di Ginevra.

Ilias Harfoush è uno scrittore libanese, editorialista del portale Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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