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Siria: il ritorno di al-Qaeda, una lezione per l’Egitto

Zoom 7 mar Siria

di Hamad al-Majid. Al-Sharq al-Awsat (06/03/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Una delle conseguenze peggiori della riluttanza del mondo arabo e del mondo occidentale a far cadere il regime Assad è stata la trasformazione della Siria in un terreno fertile per i gruppi parassitari di estremisti e terroristi. Con questo mi riferisco a quei pochi opportunisti che sfruttano la resistenza, come al-Qaeda e la sua razza, convinta che non possa esserci cambiamento senza violenza.

Al-Qaeda ha ricevuto dei colpi alquanto devastanti da quando ha mostrato le sue vere carte. Nonostante le sue precedenti dichiarazioni in cui affermava di combattere il sionismo e l’influenza americana, la gente ha visto come la sua sete di sangue non risparmia gli innocenti, avendo ucciso molti passanti nelle sue operazioni che miravano ai centri economici e della sicurezza nei Paesi arabi. Il suo appello è crollato e la sua propaganda è rimasta inaudita. La Primavera Araba ha accelerato il suo declino, quando i popoli di Egitto, Tunisia e Yemen hanno dimostrato che la strada verso il cambiamento non deve per forza passare per le porte della violenza e delle armi.

Ora, in Siria, al-Qaeda ha trovato una ferita da infettare. Si è andato oltre le rivolte popolari: i parassiti cercano solo di ricostruire la loro forza e sfruttare l’entusiasmo dei giovani che ha invaso la Siria nella speranza di aiutare la sua popolazione sotto attacco. si teme che la Siria possa diventare un uovo Afghanistan da dove al-Qaeda può diffondere la sua ideologia perversa per tutto il mondo arabo e quindi dare inizio ad una nuova ondata di bombardamenti, tafkir e spargimenti di sangue.

Potrebbe essere troppo presto per iniziare ad imparare dalla rivoluzione in Siria, ma una cosa è certa: i liberali, consapevoli o meno, usano gli attacchi di al-Qaeda ogni qualvolta vogliono opporsi ferocemente all’islamismo moderato, come nel caso attuale in Egitto. Il caos causato dai violenti scontri in Siria è ciò che ha permesso ad al-Qaeda di rinascere, alimentata dai giovani arabi che erano arrivati in Siria per partecipare alla rivoluzione.

Un altro punto, che senza dubbio non è sfuggito ai liberali è che, in senso generale, al-Qaeda non è capace di reclutarsi nuovi membri: ruba i seguaci di altri movimenti islamisti più pacifici (come i salafiti e i Fratelli Musulmani). L’atroce battaglia in Egitto contro la Fratellanza ed i salafiti, che si sono entrambi voluti sottoporre ai principi della democrazie e della transizione pacifica di potere, trascineranno il Paese in una spirale di violenza, con al-Qaeda che attende in agguato. Una sua presenza nell’arena egiziana è inconcepibile, proprio come lo era in Siria prima dello scoppio della rivoluzione armata.

 

http://www.aawsat.net/2013/03/article55294885

 

 

Roberta Papaleo

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