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Siria: gli sforzi umanitari ad Aleppo sono ad un punto di rottura

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Di Dalia al-Awqati. The Guardian (10/02/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

Il sole tramonta ad Azaz, una città vicina al confine turco a nord di Aleppo, mentre un flusso ininterrotto di persone, per la maggior parte a piedi, si muove in una sola direzione. Donne per mano ai loro cari, uomini con bambini in spalla, famiglie intere con ciò che sono riuscite a portare con sé; tutti sono diretti verso il confine turco. Un pensiero inespresso è condiviso da queste persone coraggiose: il timore che l’assedio di Aleppo stia per cominciare.

Le nostre squadre di soccorso umanitario in Siria assistono a queste scene giorno dopo giorno, quando sempre nuove ondate di famiglie sono costrette a fuggire dalle proprie case in cerca di salvezza. Dopo cinque anni di guerra, è difficile immaginare che le cose in Siria possano peggiorare, ma lo hanno fatto. Nelle ultime settimane, con l’intensificarsi dei bombardamenti e l’aumento di vittime tra i civili, i campi lungo il confine turco hanno raddoppiato la loro estensione; le stime parlano di 70.000 persone che attualmente si stanno dirigendo verso il confine.

La maggior parte di loro ha bisogno di cibo, acqua e coperte; molte famiglie non hanno denaro con sé; mancano i posti per dormire. La situazione è diventata più critica negli ultimissimi giorni, forzando alcune famiglie a ritornare ai propri villaggi, costrette a camminare verso casa attraverso i campi di battaglia.

Nonostante le pessime condizioni, le nostre squadre stanno lavorando per essere all’altezza del loro compito. Collaborando con partner locali, lungo il confine cerchiamo di garantire i beni di prima necessità; per il momento la distribuzione continua ma non si sa quanto dureranno le riserve.

Da entrambe le parti inizia a diffondersi preoccupazione riguardo la disponibilità di aiuti e il livello di assistenza, nell’eventualità di un assedio. L’intensificarsi dei combattimenti e degli attacchi aerei intorno ad Aleppo ha tagliato la principale via per gli aiuti dal nord. Ora riusciamo a raggiungere la città tramite un altro passaggio ma questo è rischioso e inaffidabile, poiché l’intera area è sotto attacco da giorni: in uno scenario assai desolante sia per chi parte sia per chi resta, ci sono ormai pochissimi luoghi in Siria dove non ci sia il rischio di incappare in attacchi da una parte o dall’altra.

L’insopportabile verità è che non c’è una quantità di denaro o un carico di provviste che possa far finire la sofferenza della Siria: questa può giungere solo da chi ne è la causa. Le parti in conflitto in Siria dovrebbero rispettare il diritto internazionale, cessare gli attacchi contro i civili e garantire il soccorso umanitario. La situazione attuale è vergognosa e moralmente inaccettabile, e la fine di questa grave crisi umanitaria è attesa da troppo tempo. È necessario aumentare la pressione sui politici per far finire questa guerra.

Dalia al-Awqati è direttrice dei soccorsi umanitari nel nord della Siria per Mercy Corps, un’organizzazione internazionale che opera in più di 40 paesi, soprattutto in Siria.

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Roberta Papaleo

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