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Siria e Yemen: un legame di guerra

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (13/04/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La guerra in Medio Oriente è divenuta il comune denominatore che lega a sé realtà distanti le une dalle altre, accentuatasi in seguito allo scoppio delle rivolte all’inizio del 2011.

Così la guerra in Yemen ha assunto dimensioni sempre più vaste a partire dalla metà dello scorso anno e si presenta come conseguenza diretta della crisi che interessa la regione in toto, e che vede l’Iran combattere in prima linea. Una guerra che ha avuto inizio per strada portando poi all’opposizione tra i due assi, quello iraniano e quello del Golfo. La regione si divide quindi tra la presenza iraniana in Siria e Iraq e quella saudita in Yemen, dove gli Houthi hanno preso il potere dietro controllo iraniano.

L’Iran mira a conservare la sua influenza tanto in Siria quanto in Iraq e ciò sarà possibile solo mediante l’indebolimento del regime saudita in Yemen al fine di preservare i propri interessi. Per tali legami geopolitici, la guerra in Yemen è parte integrante del conflitto siriano.

Un altro capitolo del programma iraniano consiste nel cambiamento della mappa geopolitica, profittando della situazione di caos creato dalle rivolte. In tal senso, l’Iran intende creare una minaccia per il suo nemico principale, l’Arabia Saudita, in Iraq, Yemen e Siria.

Ne deriva il sostegno saudita alle forze di opposizione siriane contro l’interesse iraniano. Se una vittoria in Siria risulta complicata per l’Iran, nel caso dello Yemen, l’Arabia Saudita ha maggiori probabilità di successo. Infatti, in Siria la maggior parte della popolazione oppone resistenza al regime di Assad e al suo alleato iraniano, mentre in Yemen, la maggioranza intrattiene legami sia politici che sociali con l’Arabia Saudita.

Sebbene l’Arabia Saudita sembra avere maggiori possibilità di riuscita, aleggia forte la minaccia iraniana. Il fine ultimo saudita è quello di deporre il regime siriano, così da costringere l’Iran ad accettare una soluzione regionale che rispetti le componenti esistenti, tralasciando le sue continue operazioni distruttive iniziate dagli anni ’80, e che la vedono coinvolta nella situazione di instabilità in Libano, nella scissione palestinese nei Territori Occupati, nello scontro confessionale in Iraq e nel disordine in Bahrein.

Tutti questi episodi riflettono dunque la politica estera iraniana e mirano ad accelerare la conferenza di Camp David con la promessa di riunire allo stesso tavolo le forze regionali in lotta tra di loro.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore per il quotidiano Asharq Al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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