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Dove si dirigono i siriani?

rifugiati siriani
Con le parole della giornalista siriana, Samira al-Musalima, una riflessione sulla Siria del futuro e sui possibili scenari di risoluzione nel Paese

Di Samira al-Musalima. Al-Araby al-Jadeed (03/06/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Dall’interrogativo amaro “Dove sta andando la Siria?”, siamo passati oggi al quesito: dove stanno andando i siriani?

Con la chiusura di ponti da attraversare e la costruzione di muri, i siriani restano intrappolati o sotto le bombe del regime oppure in balìa di leggi ingiuste dello stato di Israele o dei Paesi circostanti, o ancora vittime di restrizioni di soggiorno, viaggio e controllo nei Paesi d’accoglienza.

Il quesito si sofferma sulla Siria del futuro e sui probabili scenari di risoluzione che attendiamo dalla comunità internazionale. Quest’ultima sembra lasciare a noi la scelta tra divisione o condivisione, tra l’influenza iraniana o russa, tra la Russia e altre potenze mondiali sul territorio e il regime Assad, se continuare a morire per mano del regime o sotto bombardamenti aerei più evoluti e mirati.

Ma di quali siriani parliamo? Dei siriani che preferiscono la morte sotto le rovine delle proprie case, o di coloro che cercano scampo nelle aree occupate dal regime; dei profughi siriani che attraversano il confine o di coloro che tentano di integrarsi nelle nuove società che non saranno in grado di accettarli con la stessa flessibilità con cui parlano di diritti umani e diritto d’asilo?

I siriani di cui parliamo sono quei siriani privati dei diritti di cittadinanza in tutte le sue accezioni e in qualsiasi luogo, tanto all’interno della Siria quanto al di fuori. Il Paese vive ora nel caos e nella divisione sul piano geografico e demografico: da un lato la Siria del regime e dall’altro la Siria dell’opposizione; da una parte la Siria delle forze democratiche “curde”, e dall’altra la Siria delle aree occupate dall’ex Fronte al-Nusra e dal regime Daesh (ISIS). E tra tutte manca la Siria dei siriani.

Ripristinare allora il senso di Siria unita e di popolo siriano unito è quanto si è discusso in un seminario organizzato dal Salone del Golan (ovvero il Centro Hermon) nella città di Majdal Shams sulle Alture del Golan a cui hanno partecipato intellettuali siriani e personalità nazionali del Golan, insieme ad esponenti dell’opposizione siriana estera, a cui ho avuto il privilegio di prender parte insieme agli amici Michel Kilo, Hazem Nahar e Zakariya al-Sakal. È stata un’esperienza unica che ha permesso alla popolazione del Golan di ripresentare la loro causa e di affermare la condivisione della propria identità col popolo siriano, rifiutando qualsiasi progetto separatista di indebolimento della Siria e divisione del suo popolo.

Saluto allora quanti hanno operato alla realizzazione di tale seminario, necessario e fondamentale, e la popolazione del Golan con l’augurio di difendere la loro Siria e la sua identità, contro un regime che continua la sua politica di espulsione di quanti chiedono libertà, dignità e una nazione democratica e civile.

Samira al-Musalima è una scrittrice e giornalista siriana, ex caporedattore del quotidiano Tishreen e vicepresidente della Coalizione Nazionale delle Forze della Rivoluzione e dell’Opposizione Siriana

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