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Settarismo o lealtà nazionale?

Di Emad El Din Adeeb. Asharq Al-Awsat (13/08/2012). Traduzione di Angela Ilaria Antoniello

La cosa peggiore che potrebbe accadere a qualsiasi comunità all’interno della nostra società è essere classificata tra quelle che danno priorità alla fedeltà settaria rispetto all’impegno nazionale. La setta alawita si trova in una posizione poco invidiabile, specie se si riflette sulla presenza di un regime di minoranza che continua a commettere massacri contro il proprio popolo nell’intento di stabilire uno stato confessionale. La stessa comunità sciita libanese sta attraversando un momento di crisi circa la posizione da assumere rispetto agli eventi siriani.

I Drusi libanesi, guidati da Walid Jumblatt, stanno affrontando questo dilemma utilizzando una politica pragmatica che preserva gli interessi della setta all’interno del tessuto sociale del Paese. La comunità maronita, invece, è divisa tra il sostegno al Nazionalismo arabo, rappresentato dalle propensioni verso la Siria, e dalla veste di Fenici, rappresentato dalla madre Francia. Questa divisione è rimasta in vigore fino a quando Papa Giovanni Paolo II emanò una bolla papale invitando i cristiani libanesi ad accettare e coesistere con l’identità araba del paese. La comunità curda in Siria, Turchia e Iraq è giunta alla conclusione che la loro dura esperienza in queste diverse nazioni può essere risolta solo con l’istituzione di una patria curda che riunisca la diaspora e ne preservi l’identità nazionale.

Tuttavia il progetto di uno stato curdo si trova ad affrontare una serie di sfide difficili. In primo luogo, vi è la questione della regione del Kurdistan iracheno, che esiste come una regione curda, ma deve essere ufficialmente dichiarato stato indipendente. La seconda questione riguarda la Siria, in particolare la lotta militare che attanaglia il paese. E poi c’è la posizione della Turchia, che respinge con forza l’istituzione di uno stato che includa i curdi turchi e siriani.

Dunque, nel mondo arabo stiamo assistendo a delle minoranze che contemplano la difficile scelta tra il rimanere all’interno dei rispettivi Stati multiculturali o il ricorrere ai progetti che vengono avanzati oggi da alcuni settori, in particolare il progetto di secessione e la creazione di Stati indipendenti. In effetti, gli Stati Uniti hanno da tempo promosso l’idea di molteplici stati regionali come il modo migliore per soddisfare le esigenze e le richieste di queste minoranze. La lista comprende le comunità copte egiziane, la comunità berbera marocchina, i sunniti, gli sciiti e i curdi in Iraq, il popolo nubiano in Sudan e quello Tuareg in Algeria e Libia.

In fondo bisogna avere il coraggio di ammettere che nella maggior parte dei progetti di stati nazionali le minoranze etniche, religiose e tribali sono state trattate con qualche forma di razzismo e disuguaglianza e sembra giunto il momento di pagare il prezzo di questo atteggiamento.

Ilaria Antoniello

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