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Sete di denaro dietro le dimissioni di Fayyad

Fayyad, primo ministro palestinese, si dimetteDi Abdul Rahman al-Rashed. Asharq Al-Awsat (15/04/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Le dimissioni del primo ministro palestinese Salam Fayyad sono state così commentate: “non è una questione territoriale, ideologica o politica; è una questione di soldi!”. Fayyad ha amministrato onestamente i fondi internazionali con cui far fronte ai bisogni dei palestinesi e ha riformato la reputazione di Fatah, il principale partito palestinese, la cui cattiva gestione e corruzione interna gli sono costate le elezioni del 2006 contro Hamas.

Per la sua integrità e competenza Fayyad è stato emarginato dai leader dell’Autorità Palestinese, desiderosi di utilizzare i fondi per fini politici: da un lato temono che Hamas, che gode del sostegno finanziario arabo ed iraniano, infiltri i palestinesi; dall’altro si aggrappano a Fayyad come unico garante dei fondi destinati a questo popolo che lotta per resistere all’assedio israeliano.

La battaglia di Fayyad, tuttavia, non è contro i falchi affamati di Ramallh, ma contro Israele ed Hamas. Il primo ha lanciato una feroce campagna contro di lui per aver fondato e sostenuto diverse piccole istituzioni che hanno rafforzato l’economia locale palestinese, ridando così speranza ad un popolo che altrimenti sarebbe stato costretto ad emigrare o a lavorare alla costruzione degli insediamenti israeliani nella sua terra rubata. Dall’altra parte, Hamas, che da quando è al potere non ha fatto nulla per Gaza, sa bene che la buona reputazione dell’Autorità Palestinese sarà alla base di una eventuale sconfitta alle prossime elezioni.

Che dire invece del presidente Abbas? È un uomo calmo e riflessivo che non ama battagliare, tutte caratteristiche in contrasto con la natura dell’atmosfera politica. In Cisgiordania è riuscito ad assicurare stabilità e continuità all’Autorità Palestinese a dispetto delle cospirazioni israeliane ed iraniane. Di recente molti hanno notato la feroce battaglia all’interno di Hamas, battaglia che riflette l’opposizione tra l’opzione iraniana, con figure come Zahhar e Khaled Meshaal, e quella occidentale-qatarina. Forse l’Iran non ce la farà a gestire Hamas a livello sia interno che estero e questo aumenterà le possibilità di riconciliazione e di unione di tutti i palestinesi sotto un’unica guida.

Fayyad si è dimesso – o meglio, è stato costretto a farlo dai falchi affamati che ricorrono a deboli motivazioni politiche. Il presidente Abbas seguirà la stessa sorte.

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Cristina Gulfi

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