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“Sei nero, allora sarai disprezzato”

Hespress (25/11/12). “Sei nero, allora sarai disprezzato” è la frase nella quale si concentra tutta la profondità del razzismo contro i neri in Marocco; e anche se alcuni lo negano, il colore della pelle nel nostro paese crea diversi gradi di trattamento sociale.

Tutti i marocchini e tra di loro i neri, hanno iniziato a chiedersi cosa vi sia dietro la scomparsa di pelle scura dai governi. Si chiedono anche quale sia il mistero dietro l’assenza dei neri nei telegiornali o anche nelle previsioni metereologiche, come se questi fossero presagio di mal tempo e piogge, senza calcolare poi, che la vita quotidiana non gli risparmia frasi diffamatorie, esempio di razzismo abominevole.

Non c’è da stupirsi se nei dizionari marocchini, si trovano termini come “azwa”, “entez”, “akhel”, “zitouna”, “fakhera” e molti altri che oltre all’etichetta razzista, rivelano un qualche tipo di ironia.

Se lasci il tuo posto nell’autobus per un momento e sale una persona bianca che ci si vuole sedere, lo fa direttamente, senza attendere la risposta che gli cedi il posto. Ciò non succede con una persona nera, vengono chiamate le forze di sicurezza, nelle strade della capitale.

Per quanto riguarda le famiglie borghesi marocchine, il colore nero è una condizione per essere preso a lavorare, come se si provasse nostalgia nei confronti della schiavitù in Marocco, durante il protettorato francese.

I marocchini neri vedono di buon occhio l’America con il suo presidente nero Obama, salito al potere accompagnato da sua moglie, nera, e dalle sue figlie, nere anche esse. E ciò non lo mette in difficoltà dinnanzi al popolo che gli ha dato potere e fiducia. Ci si chiede con rammarico quando ci sarà nel nostro paese un capo del Governo nero e ministri e ministre scure; ci si chiede quando ci saranno leader dei partiti neri e ancor prima di ciò, quando scomparirà ogni traccia di razzismo nei confronti delle persone di colore in Marocco.

La pagina internet “Azi wa bikher” affronta questo dibattito e cerca di aprire un dialogo sincero riguardo a questo fenomeno. La questione dei neri marocchini ha bisogno di una discussione sulla diagnosi, ma anche sulla cura.


Alessandra Cimarosti

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