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Se il Libano visitasse di più le altre nazioni…

libanoEditoriale (Daily Star Lebanon 12/03/2013). Traduzione di Claudia Avolio.

Apparte una visita dell’allora presidente Elias Hrawi in Senegal in occasione di un summit nel 1991, gli uomini di Stato libanesi si sono molto spesso defilati da visite ufficiali in Africa. Eppure i libanesi sono radicati nel continente da più di cento anni, in nazioni come Senegal e Ghana, costruendo business, famiglie e mezzi di sussistenza. La visita di questa settimana del presidente Michel Suleiman in Africa occidentale è perciò accolta bene ed incoraggiata. Negli anni, i libanesi in Africa sono divenuti cittadini e membri attivi della società. Mentre il continente ha il suo boom, i libanesi giocano oggi un ruolo predominante nelle economie locali, ma a differenza degli altri espatriati, ci sono riusciti con un sostegno finanziario o politico davvero minimo da parte del loro governo. Questo contrasta con i loro diretti competitors da nazioni come Israele che sono stati supportati a dovere nei loro tentativi all’estero e come risultato ne hanno ottenuto i frutti.

La visita del presidente libanese è un passo verso la giusta direzione, accompagnato com’è da uomini d’affari di vari settori tra cui quello bancario, il commerciale e il pubblicitario. Visite del genere dovrebbero essere una delle funzioni principali di un presidente, cosa che sono stata a lungo per altri leader mondiali, per agire in guisa di rappresentanti globali della loro nazioni. I leader di Francia, Regno Unito e altri Paesi non si sottraggono mai a sforzi mirati a valutare se i prodotti della loro nazione abbiano i migliori ambasciatori. In aggiunta al potenziamento dei rapporti bilaterali, un viaggio del genee è anche un’importante opportunità perché il presidente sponsorizzi il Libano nel resto del mondo. Ciò è vitale in un momento in cui la reputazione del Paese sta affondando sempre di più agli occhi del mondo, con Beirut come sinonimo di caos e insicurezza in tutti questi anni seguiti alla guerra civile.

Tale immagine dev’essere cancellata agli occhi del mondo, e non può esserci nulla di meglio che a farlo sia il presidente, figura neutrale della nazione. L’ultima visita del presidente intrapresa in un viaggio simile è stata quella in America Latina dello scorso anno, altro continente che ospita milioni di libanesi che non hanno mai dimenticato le proprie origini – anche se pare che il loro governo abbia dimenticato invece loro. È dunque auspicabile che viaggi simili divengano parte integrante dell’agenda presidenziale. Importante è anche che si spingano oltre. Come priorità, i Paesi del Golfo meritano una visita ben calibrata, vista l’importanza e la natura speciale dei rapporti tra Libano e Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).

Con la visita di Suleiman in Qatar prevista per questo mese, i tempi sono maturi per il Libano affinché pianifichi una visita presidenziale ben eseguita nei Paesi del CCG, soprattutto alla luce delle recenti tensioni nei loro storici rapporti. Se c’è qualche nuvola grigia nelle relazioni tra Libano e nazioni come quelle, è imperativo per Suleiman tentare di rischiarare il cielo. Facendolo proverà che il presidente del Libano, almeno, è capace di innalzarsi al di sopra dei nocivi piccoli politicanti e agire nel miglior interesse della nazione.

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Claudia Avolio

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