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Se Dracula parla arabo

di Amir Zaky (Egypt Independent 11/08/2012). Traduzione di Claudia Avolio.

 

Quando nel 1993 l’autore egiziano Ahmed Khaled Tawfik ha lanciato la sua collana di libri horror dal titolo “Ma Waraa al-Tabee’a” (Dietro il Mondo Naturale), non poteva trovare nulla di meglio che iniziare dal personaggio di Dracula. Nella storia di debutto, “Il Vampiro”, un gruppo di scienziati prova a riportare in vita proprio il conte Dracula. Cento anni dopo la morte di Bram Stoker – il 2012 segna il centenario dello scrittore irlandese – il suo romanzo più conosciuto resta l’ultimo baluardo della cultura horror. Come dice Tawfik, “La storia di Stoker continua ad avere un grosso impatto sulla gente: ogni cultura ha paura dei vampiri”. Lo scrittore aggiunge che, chiunque sia appassionato di letteratura horror deve aver letto Dracula almeno una volta – anche se nei Paesi arabi viene in genere letto in altre lingue.

 

Malgrado la popolarità del romanzo, resta difficile trovare una traduzione completa di Dracula. Tra le versioni disponibili c’è quella del 2005 pubblicata dall’egiziana Dar al-Hilal. Del 2011 è invece la traduzione a opera di Bashar Rafee e pubblicata dalla casa editrice siriana Rislan. Anche Dar al-Bihar – famosa per la pubblicazione di classici in versioni ridotte – ha diffuso una versione di Dracula, bilingue (Inglese-Arabo). Ad ogni modo, Tawifk si considera il primo a far avvicinare il personaggio di Dracula ai lettori arabofoni, soprattutto i più giovani. Il personaggio compare sia in “Il Vampiro”, sia in un racconto in due parti: “Il Mito Dei Pallidi” e “Il Mito Del Sangue Di Dracula”. Sono tutte storie ambientate in un villaggio romeno infestato dai vampiri, in cui si attende il ritorno di Dracula.

 

Oltre alla letteratura, Dracula occupa un posto anche nel cinema e nel teatro arabi, anche se è spesso raffigurato in un contesto comico, come parodia per furfanti e tipi corrotti. Lo sceneggiatore e regista teatrale del Kuwait, Abdel Aziz al-Mossalam, per esempio, si è cimentato nel teatro horror, producendo una serie di spettacoli nei tardi anni ’90 come “Il Vampiro” e “Dracula Time”. Quest’ultimo parla di un vampiro che succhia il sangue di una sposina di nome Badreya e la tramuta in vampira: per salvarla, la sua famiglia cercherà proprio Dracula. La produzione è stata davvero grande, ma il mix di canzoni, balli e battute l’ha resa poco appetibile. Anche l’Egitto ha portato sulla scena Dracula. Nel 1989 il regista Abdel Ghany Zaki ha presentato un adattamento di Magdy al-Ebiary dal titolo “I Figli Di Dracula”. In questo caso il regista ha usato la metafora del succhiare il sangue della gente per affrontare il tema del traffico di droghe.

 

Riguardo al cinema, l’esperimento meglio riuscito è stato il film del 1981 dal titolo “Canini”. Scritto e diretto dal Mohamed Shebl degli ultimi tempi – grande amante dei film horror – “Canini” usa l’horror come spunto per riflettere sulla società. Il famoso cantante Ahmed Adaweya è nella parte di Dracula, il principe delle tenebre. Nel film Dracula imprigiona un giovane uomo e la sua fidanzata nel palazzo, come il Dracula di Stoker che imprigiona Jonathan Harker, e vuole succhiare il sangue della ragazza per tramutarla in vampira. Ma è la voce narrante del film, il regista Hassan al-Imam, a chiarire bene la morale della storia: succhiare il sangue non è esclusivo appannaggio dei miti, rispecchiandosi in esso l’ombra della corruzione sociale e politica degli anni ’70. Il film si conclude con il rivoluzionario atto di ribellione in cui la gente lascia entrare la temutissima luce del sole nel palazzo di Dracula. Eppure Dracula, o “Il Morto Vivente” – come all’inizio Bram Stoker aveva intitolato il suo romanzo – non muore davvero: continua ad ispirare opere d’arte addentrandosi in ogni cultura.


Claudia Avolio

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