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Sbarazzatevi degli slogan religiosi delle vostre rivoluzioni!

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Alla luce della Primavera giordana è chiaro che i popoli arabi non si sono fatti spaventare dalla tragedia siriana, come ci si aspettava.

Di Faisal al-Qasim, al-Quds al-Arabi (9/06/2018). Traduzione e sintesi di Sabrina Campoli

Un detto popolare recita: “Il saggio predica agli altri ma è infelice di esortare se stesso”. Nel corso della storia, sono pochi quelli che hanno imparato dai disastri commessi dagli altri, mentre molti hanno imparato la lezione solo quando ne hanno pagano le conseguenze sulla propria pelle; per questo non c’è da stupirsi per l’affermazione dello scrittore britannico Aldous Huxley, “l’unica lezione che le persone imparano dalla storia, è che essi non imparano dalla storia”.

Alla luce della Primavera giordana è chiaro che i popoli arabi non si sono fatti spaventare dalla tragedia siriana come ci si aspettava, anzi, sono disposti a difendere i loro diritti a caro prezzo. Per giunta, l’esempio della Siria come paese sconvolto dagli omicidi, dalle famiglie costrette a lasciare le loro case, ha fallito miseramente se prendiamo in considerazione i nuovi slogan di questa intifada giordana, forti come quelli che li hanno preceduti. Nessuno ci ha riferito che le situazioni negli altri Paesi arabi sono migliori rispetto a quelle dei paesi che sono insorti. Il regime siriano è superiore a molti per la sua brutalità e le sue sporche misure di sicurezza che finora non erano state superate nemmeno da quelle dei nazisti, dei fascisti, dei Mongoli e dei Tartari, ma anche gli altri regimi arabi non sono da meno. Funziona come disse l’ex Primo ministro israeliano Yitzhak Shamir, “ciò che non si può ottenere con la forza, lo si può ottenere con maggior forza”. Ma i popoli che insorgono devono essere consapevoli che ci sono mille partiti in attesa di queste rivoluzioni, che vogliono raggiungere i loro sporchi obiettivi sulle sofferenze della popolazione, anche se questo vuol dire distruggere un territorio e costringere gli abitanti a lasciare la loro terra. Questo è ciò che abbiamo visto nella rivoluzione siriana.

Non dovete dar credito alle voci esterne. Molte forze si sono affrettate per intervenire in Siria con il pretesto di aiutare la popolazione contro il regime, ma la maggior parte di esse lo ha fatto per raggiungere i propri obiettivi che non hanno nulla a che vedere con i problemi dei siriani. Dovete prestare molta attenzione anche a coloro che portano avanti slogan religiosi, perché non vogliono un paese libero, ma solo un ritorno all’arretratezza e al passato,

Non dovete dimenticare che chiunque sostenga slogan religiosi nelle rivoluzioni non è un rivoluzionario, perché porta avanti una mentalità basata sull’esclusione e la discriminazione tra le persone su basi religiose e settarie, proprio come fanno i militari con chi si oppone a loro. Non dovete accettare di rimanere tra l’incudine dei generali e il martello degli islamisti. Imparate dalle disgrazie degli altri, forse vi saranno di aiuto.

Faisal al-Qasim è uno scrittore e giornalista siriano.

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