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SAYYED MAHMUD HESABI: l’Einstein iraniano

L’Iran è una terra davvero sorprendente. E’ di qualche giorno fa la notizia dell’arresto di 20 persone ritenute responsabili di una serie di omicidi e sparizioni di scienziati nucleari, verificatisi negli ultimi anni proprio nel paese degli Ayatollah. Vicende che Teheran, già all’epoca dei fatti, spiegava con il tentativo dell’occidente di boicottare il suo programma nucleare.

Scorrendo la rassegna stampa sul web, sento però che l’immagine che quei fatti di cronaca danno dell’Iran, stride profondamente con il volto più puro e costruttivo di questa terra, tanto complessa quanto affascinante e misteriosa. Parlo dell’Iran dei grandi poeti, Ferdowsi, Nezami, Sa’adi, Forough Farrokhzad, Attar, di registi del calibro di Kiarostami, dei giovani dell’Onda verde che hanno sfidato il regime scendendo in piazza a manifestare, rischiando e, in alcuni casi, perdendo anche la vita, o l’Iran del Premio Nobel per la pace Shirine Ebadi.

E fra gli scienziati che hanno onorato questo paese, fornendo un apporto preziosissimo alle conoscenze scientifiche di tutto il mondo, c’è Sayyed Mahmud Hesabi, assistente prediletto di Albert Einstein che lo scelse fra 15 mila candidati, noto come padre della fisica e dell’ingegneria moderna, brillante ricercatore e insigne professore all’università di Teheran.

La storia è davvero molto interessante. Hesabi nasce a Teheran nel 1903, a 25 anni ottiene il Ph.D in Fisica alla Sorbona di Parigi. Nel 1947 incontra Albert Einstein a Princeton, in America e in quella occasione discute la teoria delle “Particelle estese all’infinito”. Guidato da Einstein e continuando la sua ricerca alla Chicago University, Hesabi riesce a sviluppare la sua teoria e a spiegarla ad altri grandi scienziati come Niels Bohr e Erwin Schrodinger. La Francia lo ha insignito di una delle più alte onorificenze, quella di “Commandeur de la Légion d‘honneur”,  titolo dell’antico ordine cavalleresco fondato da Napoleone Bonaparte nel 1802. Ma forse il più grande onore della sua vita lo ha ricevuto da Einstein stesso, che lo nominò suo sostituto all’università di Princeton.

Hesabi era davvero geniale, una mente brillante in grado di parlare cinque lingue, Persiano, Francese, Inglese, Arabo e Tedesco (che aveva imparato da solo) ma per i suoi studi etnologici usava anche il Sanscrito, il Latino, il Greco, il Turco e l’Italiano. Conosceva profondamente sia la musica tradizionale iraniana che quella classica occidentale. Suonava perfettamente il violino e il pianoforte.

In Iran, Hesabi ha fondato importanti centri culturali e scientifici come la Facoltà di Ingegneria Civile, la prima stazione meteorologica iraniana, il primo centro radiologico, e il Goharshad, primo ospedale privato. Nel corso di un Congresso su 60 anni di Fisica in Iran,  viene ufficialmente  riconosciuto come il padre della fisica moderna in Iran. Nel 1987 la Conferenza annuale di Fisica iraniana  istituisce il Premio Hesabi che  da allora, viene assegnato ogni anno al miglior ricercatore iraniano in fisica.

Muore a Ginevra il 3 settembre 1992, al Geneva Cardiac Hospital ma viene seppellito a Tafresh in Iran centrale, secondo le sue ultime volontà. Familiari, colleghi e studenti, per onorarne la memoria hanno trasformato la sua casa in museo, raccogliendo le sue cose personali e i rapporti scritti che intratteneva con personaggi di alto livello culturale e scientifico. Da notare che Esabi era anche membro dell’Accademia della Lingua Persiana, la Farhangestan-e Zaban-e Iran, ed ha contribuito fortemente a migliorare i metodi di insegnamento della scienza e ad arricchire la terminologia scientifica con parole usate ancora oggi nella lingua persiana moderna.

Trovo la vita di quest’uomo un esempio di grande apertura che rende giustizia a quella parte di Iran, la migliore, desiderosa di crescita e  di confronto culturale.

Katia Cerratti

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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