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Salutando il 2016

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Si sta per chiudere un anno turbolento per il Medio Oriente

Di Rashid Saleh al-Araimi Al-Hayat (27/12/2016). Traduzione e sintesi di Alberto Claudio Sciarrone.

Sta per volgere al termine un anno burrascoso per il Medio Oriente, caratterizzato da diversi avvenimenti e vicende e con l’intervento di diversi attori regionali e non che hanno portato alla ribalta l’importanza strategica di questa area.

Gli Stati Uniti d’America, che rappresentano una superpotenza mondiale e che hanno giocato per un lungo periodo il ruolo di “poliziotto del mondo”, si sono dimostrati più interessati all’elezioni presidenziali piuttosto che alla ricerca di una soluzione per la guerra siriana, che sta diventando teatro di una delle più drammatiche crisi nella storia moderna del genere umano. La Russia, unico alleato a sostenere il regime di Bashar al-Assad, ha approfittato della debole politica del suo storico rivale per incrementare il suo intervento militare con bombardamenti sempre più massicci e per ottenere più prestigio nella regione, grazie anche ai nuovi accordi con il regime egiziano di al-Sisi.

È stato un anno molto importante anche per l’Iran, che mira ad espandere sempre di più la sua influenza regionale e che è salito alla ribalta grazie alla fine delle sanzioni economiche e al raggiungimento di un accordo sulla questione nucleare. Il presidente iraniano ha fornito un supporto logistico e militare agli Houthi, minoranza religiosa sciita che sta combattendo una guerra civile per imporsi nello Yemen e anche alla Siria, con un sostegno sia finanziario che politico. L’Iran ha inoltre continuato la sua interferenza negli affari di altri Paesi arabi come il Libano attraverso il suo alleato più grande nella regione, Hezbollah. Questa organizzazione, insieme al capo di Stato iraniano Hassan Rohani, ha supportato l’elezione di Michel Aoun in Libano dopo due anni di stallo e di incertezze.

Un altro attore fondamentale è stata la Turchia, che si trova a stretto contatto con la Siria e che accoglie migliaia di profughi che scappano dall’orrore della guerra, utilizzati spesso come arma per ricattare l’Europa. La situazione nel Paese è stata scossa da un tentativo (fallito) di golpe contro Erdogan, che ha portato all’arresto e alla detenzione di migliaia di persone e all’epurazione di alcune gerarchie nei ranghi militari. La crisi è stata alimentata inoltre dai vari atti terroristici che hanno investito diverse città, l’ultimo dei quali è stato il grave episodio dell’uccisione dell’ambasciatore russo ad Ankara da parte di un agente delle forze dell’ordine.

Ultimo punto dolente di questa annata è l’avanzata del terrorismo, diventato oramai un fenomeno globale che non si limita solo a colpire in Medio Oriente, ma si è spostato anche in Europa facendo vittime in Francia e Germania, alimentando un’immagine distorta dell’Islam e favorendo l’ascesa di partiti xenofobi nei Paesi dell’Unione Europea.

Rashid Saleh al-Araimi è un giornalista di Al-Hayat.

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