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Salutando Fatima Mernissi

È con molto dispiacere che dedico l’articolo di questa settimana a Fatima Mernissi, la scrittrice e sociologa marocchina. Il dispiacere è dovuto alla sua scomparsa lunedì scorso, all’età di 75 anni.

Una volta un’amica che voleva conoscere meglio la letteratura araba mi chiese di consigliarle dei libri per avere un primo appoggio. Una volta sondati i suoi gusti sono andata diretta verso “La terrazza proibita”, perché secondo me ha la capacità di sfatare talmente tanti stereotipi e fornire un quadro così realistico, che non c’era maniera migliore per iniziare a leggere il mondo arabo. Di questo splendido “saggio romanzato” vi ho già parlato qualche tempo fa, perciò oggi parleremo di altri suoi libri.

La sociologa marocchina è nata nel 1940 a Fes, sotto l’occupazione francese, da una famiglia borghese. Ciò le ha permesso, una volta terminati gli studi universitari in Marocco, di continuare a studiare all’estero, prima in Francia e successivamente negli Stati Uniti, dove ha conseguito un dottorato di ricerca alla Brandens University. Una volta ritornata in patria, la Mernissi ha iniziato a insegnare all’università Mohammed V di Rabat.

In un primo momento la Mernissi ha condannato la religione islamica, vedendo nelle sue imposizioni il principale ostacolo dell’emancipazione femminile. Questo suo pensiero viene elaborato nella sua tesi di dottorato e poi meglio condensato nel libro “Beyond the veil” di cui, purtroppo, manca la traduzione in italiano.

Successivamente, però, è diventata una delle personalità di spicco del femminismo islamico, attivo in Marocco tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90. Questo si impegnava a rileggere il Corano e gli altri testi della tradizione islamica in armonia con i nuovi tempi, dando così legittimità ai cambiamenti sociali in atto, primi fra tutti l’emancipazione femminile, la modifica del diritto di famiglia e il nuovo ruolo della donna in questa dimensione. Un esempio di questo suo pensiero si può trovare nel libro “Le donne del profeta. La condizione femminile nell’Islam” che fa una carrellata storica delle donne dell’Islam, analizzando come hanno vissuto.

Fatima Mernissi, però, affronta le problematiche del femminismo arabo da più punti di vista. Per esempio interessantissimo è “Charazad non è marocchina”, pubblicato in italiano nel 2000. Il libro critica lo stereotipo che l’Occidente ha creato, tramite la pittura e la scrittura, della donna araba, schiava del suo ruolo di concubina dell’harem, priva di opinioni o abilità diverse dal compiacere il suo uomo.

Bellissimo è anche “Islam e democrazia. La paura della modernità” che cerca di capire se l’Islam e la democrazia siano o meno compatibili. Sarebbe un libro di grande attualità, da diffondere e studiare attentamente. L’unico problema è che è quasi introvabile in italiano, sempre esaurito in libreria, consultabile solo nelle biblioteche più fornite, anche se qualche volta si riesce a recuperare su internet.

Potrei elencare tantissimi altri suoi scritti (sono veramente tanti, uno più affascinante dell’altro), ma dopo questa breve panoramica, lascio a voi il compito di stupirvi ed emozionarvi, affievolendo la vostra sete di conoscenza con le parole di questa grande studiosa.

Buona lettura!