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Russia-Turchia: cosa verrà fuori dalle trattative per la Siria ad Astana?

astana kazakistan
La scelta della capitale kazaka come cornice per le trattative sul conflitto siriano non è del tutto casuale e sembra dirci molto su quali siano i veri protagonisti dei negoziati stessi

Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (14/01/2016). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Astana è la capitale del Kazakistan, un tempo parte del gigante sovietico e da sempre sotto l’influenza di Mosca, tanto che il 20% della popolazione del Paese è di nazionalità russa. Ma l’etimo della parola Kazakistan deriva dall’antico turco “kazakh”, cioè “libero”; dalle steppe kazake sono partiti più di mille anni fa i turchi, per poi arrivare nell’odierna Turchia e dar vita ad un intero mondo linguistico e culturale (di cui i kazaki fanno parte), quello turco, culminato con l’Impero Ottomano. Un punto d’incontro, insomma, tra i due ex-imperi.

Grazie a questa premessa si possono capire i motivi della scelta del luogo “strategico” da parte di Russia e Turchia, ma anche guardare oltre quelle che sono le trattative stesse sulla Siria, su chi veramente possa guadagnarci qualcosa dal conflitto levantino.

Se infatti si esamina bene ciò che sta avvenendo in questa dialettica, è chiaro che il ruolo di protagonisti lo abbiano Mosca ed Ankara: la Russia cerca di stringere la sua presa sulla coalizione pro-Assad e di imporre la sua influenza sulle forze militari al momento guidate dall’Iran; la Turchia, dal canto suo, confina con la Siria e vuole a tutti i costi dissipare lo spettro di uno Stato curdo alle proprie porte, spettro dell’amministrazione Obama, la quale mirava a ri-architettare frontiere ed interessi in quell’area.

La direzione intrapresa da Ankara e Mosca va sempre più verso una militarizzazione dei negoziati: mettere le parti armate in lotta (regime Assad e opposizione) faccia a faccia. In questo caso, l’opposizione mostrandosi eterogenea e disorganizzata difronte alla Commissione Suprema per le Trattative, perderebbe peso diplomatico e credibilità, scatenando una reazione a catena di imparità che intaccherebbe anche i suoi maggiori sostenitori arabi, in particolare il l’Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo.

Questo dovrebbe portare alla fine della rappresentanza dei Paesi arabi sostenitori dell’opposizione, i quali entrerebbero nell’orbita turca, e così facendo anche la rappresentanza iraniana verrebbe meno e rientrerebbe nell’orbita russa.

I vari componenti dell’opposizione sembrano però sottovalutare l’importanza della conferenza di Astana, la quale potrebbe costituire un punto di svolta nuovo all’interno dei negoziati e della ben più grande cornice di Ginevra.

Resta da vedere cosa poi come si accorderanno Mosca ed Ankara, ma di certo i risultati cambieranno la geografia politica non solo della Siria, ma di tutta la cosiddetta “Eurasia”.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


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