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Russia, Israele e Siria: una verità scomoda

Di Sharif Nashashibi. Middle East Eye (08/12/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Durante il conflitto siriano, il regime e i suoi sostenitori hanno cercato di associare l’opposizione alla rivoluzione come opposizione a Israele. Lo scopo di questa propaganda è quello di guadagnarsi supporto, minare le rivolte, ostacolare il disgusto contro la brutalità del regime diffuso nella regione e contro l’appoggio militare da esso ricevuto dai suoi alleati – in primis, Iran, Russia e il libanese Hezbollah.

Questa propaganda ha subito un duro colpo quando Hamas – componente palestinese del cosiddetto “asse di resistenza”, che include Damasco, Teheran e Hezbollah – ha iniziato ad appoggiare la rivoluzione, elogiando “l’eroico popolo siriano che lotta per la libertà, la democrazia e la riforma”.

Il sostegno della Russia al presidente Bashar al-Assad e il diretto coinvolgimento militare di mosca in Siria hanno salvato un regime che la scorsa estate sembrava sull’orlo del collasso. La cosa è stata inizialmente vista come una potenziale minaccia alle ambizioni di Israele e al suo margine di manovra in Siria. Tuttavia, il coinvolgimento russo è in realtà è servito a mettere in evidenza la stretta relazione tra Mosca e Tel Aviv, relazione che rimane in piedi finché Israele resta alleata degli USA e finché la Russia rimane in confidenza con Damasco e Teheran.

Mentre Israele massacrava civili palestinesi a Gaza lo scorso anni, il presidente Vladimir Putin diceva di sostenere “la lotta di Israele nel tentare di proteggere i suoi cittadini”. Mesi dopo, Israele – così come Iran, Libano e Siria – non ha condannato l’annessione della Crimea alla Russia.

Prima del lancio della sua campagna aerea in Siria lo scorso 30 settembre, Mosca aveva avvisato Israele. Giorni prima, il primo ministro Benjamin Netanyahu si era incontrato con Putin in Russia, accompagnato da generali di alto rango che, come ha sottolineato il Jerusalem Post, “di rado accompagnano il premier nei suoi viaggi all’estero”. La cosa ha generato ipotesi sull’entità della collusione bilaterale sulla campagna aerea, che Netanyahu non ha criticato, confidando anzi alla Reuters che “una partnership russa con Iran e Hezbollah non è necessariamente una cosa negativa per noi”.

Il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha riassunto la situazione tra il suo Paese e la Russia nei confronti della Siria dicendo “noi non interferiamo con loro e loro non interferiscono con noi”. Tuttavia, la cosa va molto oltre. Amos Gilad, direttore della divisione per la sicurezza politica del ministero, ha messo in evidenza “l’eccellente coordinamento securitario” che “è iniziato subito dopo l’incontro di Netanyahu con Putin”. È stata creata una linea di comunicazione diretta e sono stati eseguiti esercitazioni aere congiunte. Dopo altri incontri con Putin a fine novembre, Netanyahu ha annunciato una maggiore coordinazione militare sui raid aerei in Siria.

Sia Mosca sia Israele hanno cercato di fare in modo che Tel Aviv beneficiasse della disputa sull’abbattimento dell’aereo russo da parte della Turchia. Putin ha menzionato Israele come alternativa alle importazioni turche e a sua volta Israele ha manifestato il suo interesse nel riempire il vuoto. Inoltre, ha intenzione di investire circa 2,6 milioni di dollari in una campagna per attirare turisti russi, dopo che Mosca ha imposto restrizioni di viaggio in Egitto e Turchia.

Ad ogni modo, la stretta relazione tra Russia e Israele non è niente di nuovo: risale ai tempi del collasso dell’Unione Sovietica, nel 1991, quando un gran numero di ebrei residenti nei territori sovietici si trasferì in Israele, tanto che ancora oggi il russo è la terza lingua più parlata dopo l’arabo e l’ebraico. A sua volta, Mosca ospita la più grande comunità di espatriati israeliani del mondo. Nel 2012, appena ri-eletto, Putin fece visita a Tel Aviv. Dal 2014, la Russia è il principale fornitore di grezzo di Israele.

Quindi, è alquanto illusorio per i sostenitori di Assad dipingere il coinvolgimento della Russia in Siria come un ostacolo alle ambizioni e al potere di Israele. Il cosiddetto “asse di resistenza” fa sempre più affidamento su un Paese le cui relazioni con Israele diventano sempre più forti – una verità scomoda sulla quale l’alleanza pro-Assad continua a chiudere un occhio.

Sharif Nashashibi è un giornalista e analista di mondo arabo. Scrive per diverse testate, tra cui Al-Arabiya, Al-Jazeera English, The National e The Middle East.

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Roberta Papaleo

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