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La “Rivoluzione delle Carte d’Identità” nel regno saudita

Di Abd al-Rahman Taha. Rai al-Youm (03/04/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti

La “Rivoluzione delle Carte d’Identità” è una campagna di protesta pacifica ideata dai giovani sauditi. Si tratta di un’iniziativa lanciata su YouTube e Twitter attraverso delle videoclip in cui questi attivisti, mostrando la propria carta d’identità e rivolgendosi alla famiglia reale, richiedono l’avvio di riforme sociali e politiche.

Questa rivoluzione è iniziata il 22 marzo, quando Abd al-Aziz Mohammad Fahad al-Dosari ha pubblicato un video, già visualizzato più di 700 mila volte, facendosi testimone delle condizioni di vita della popolazione: “Io sono un cittadino saudita, non prendo più di 1900 rial al mese (circa 500 dollari). Secondo voi, questo basta per il mahr (il pagamento della dote), per una macchina o per una casa? Che ci diano ciò che ci spetta di diritto!”.

Quest’affermazione di al-Dosari si riferisce alla mancanza di una giusta redistribuzione di ricchezza possibile grazie agli alti proventi petroliferi. Il giorno dopo, anche Abd Allah Ben Mabrouk Ben Othman al-Ghamdi si è scagliato contro la cattiva redistribuzione del patrimonio, garantendo una vita agiata solo a una piccola fetta della popolazione. L’uomo, inoltre, ha sottolineato l’importanza di replicare l’azione di al-Dosari affinché il re prenda provvedimenti contro i bassi salari, la corruzione dilagante e l’oppressione. Infine, il 27 marzo, un terzo attivista, rimasto anonimo, ma soprannominato “il saudita guerriero”, ha diffuso una clip in cui ha pregato le autorità di ascoltare la voce dei propri cittadini, denunciato le misere condizioni in cui la popolazione saudita è costretta a vivere, pregando.

Anche dopo l’annuncio dell’arresto dei tre attivisti, avvenuto il 29 marzo, altri ragazzi sauditi hanno continuato a unirsi a questa protesta telematica. In modo particolare, Abd al-Rahman Ali Ahmed al-Asiri, Ghanem Hammoud Faraj al-Masarer al-Dosari e Majed Adbullah Mohammed al-Asmari hanno criticato sia la politica estera del loro Paese, dichiarando apertamente di non sostenere l’appoggio che l’Arabia Saudita ha dato ad El Sisi, ex ministro della Difesa e candidato alle elezioni presidenziali in Egitto, sia la sua politica interna, attaccando l’ordine reale emesso il 27 marzo che designa il principe Muqrin bin Abdul-Aziz come successore dell’attuale erede al trono Salman Abdul-Aziz.

Secondo l’agenzia stampa Anadolu, al 3 aprile, il numero totale delle visualizzazioni di questi video raggiungeva i sei milioni. L’hashtag #Il_Popolo_Dice_La_Sua (الشعب يقول كلمته) ha riunito sotto un’unica voce le richieste degli attivisti sauditi, che sono state così riassunte da al-Asmari: l’abolizione dell’intelligence che terrorizza il popolo; l’indipendenza del potere giudiziario; la soppressione della Corte Criminale Speciale, che giudica i sospetti terroristi e gli attivisti per i diritti umani; e la libertà di espressione e di associazione. Al-Asmari ha affermato che il popolo vuole riformare il regime, ma finora, però, la famiglia reale non ha dato alcuna risposta alle richieste degli attivisti.

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Roberta Papaleo

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