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Rispetto dei diritti umani: in Iraq manca la volontà politica

Di Ali Mamouri. Al-Monitor (07/02/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Nel suo rapporto mondiale 2013, l’organizzazione “Human Rights Watch” (HRW) ha registrato numerosi casi di tortura, arresti arbitrari e violazioni dei diritti umani in Iraq. Ha, inoltre, descritto la situazione generale dei diritti umani nel Paese come “grave”. Le prime vittime sono i detenuti, i giornalisti, gli attivisti e le donne. HRW ha anche accusato il ministro della Giustizia e altre agenzie governative di non fornire informazioni sufficienti sulle prigioni e gli altri luoghi legati alle violazioni dei diritti umani.

Da un ulteriore rapporto pubblicato il 5 febbraio, emergono, inoltre, numerosi casi di abusi sulle donne, sia sciite che sunnite, durante il periodo di detenzione: centinaia di irachene sono state arrestate e detenute illegalmente, e diverse sono state vittima di torture, tra cui lo stupro. Nel contempo, si evidenzia la diffusa corruzione e la mancanza di integrità all’interno della magistratura irachena, come dimostrato dalle confessioni forzate e dal mancato rispetto delle misure previste dal diritto internazionale.

I partiti iracheni oggi al potere non prestano più ascolto all’organizzazione, accusata di non essere obiettiva e neutrale. Di recente, poi, la Corte irachena per l’Editoria e i Media ha emesso due ordini di arresto: il primo, contro il giudice Munir Haddad , colui che approvò la condanna a morte di Saddam Hussein; il secondo, contro il giornalista Sarmad al-Tai, noto critico delle performance economiche e politiche del governo. Entrambi accusati di “diffamazione” nei confronti del primo ministro Nouri al-Maliki. È la prima volta, dal 2003, che l’accusa di diffamazione venga usata invocando una legge emessa sotto il vecchio regime.

Si riscontra l’assenza di una seria volontà politica di rispettare i diritti umani, ad esempio la formazione di un “Alto Commissariato per i Diritti Umani”, non soggetto al controllo del governo e alla sua autorità, è stata ritardata per diversi anni. La legge n°53 del 2008 ne prevedeva la costituzione, ma questa è stata rimandato fino al 2012.

Golo Sinjari, uno dei membri di questa commissione, ha riferito che è stato elaborato il primo rapporto  sui diritti umani in Iraq, nel quale sono dettagliati 12 casi di violazione dei diritti umani perpetrati da agenzie governative, ma non solo, e che questo sarà presto sottoposto all’attenzione del parlamento. Quanto ai problemi incontrati dalla Commissione nella stesura del rapporto, Sinjari cita la mancata cooperazione e l’opposizione del governo che, ad esempio, ha compromesso il diritto dei membri della Commissione di visitare le prigioni e gli altri centri di detenzione senza preavviso.

Sinjari punta l’attenzione sul grande deficit in ambito legislativo ed esecutivo, con l’assenza di leggi che rispettino i diritti umani e la presenza di leggi, ereditate dal vecchio regime, che legittimano la violazione degli stessi. Manca, inoltre, un meccanismo che promuova il rispetto dei diritti umani sul terreno. Si aggiunga, infine, il fatto che le potenze mondiali non sembrano interessate a far pressione sul governo iracheno affinché migliori le sue performance nel campo dei diritti umani.

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Roberta Papaleo

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