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I rifugiati palestinesi e le ferite di questi anni

Di Mohammad Raj. Pulpit Al-Watan Voice (26/01/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

In questi anni abbiamo assistito alla tragedia dei rifugiati palestinesi della diaspora e all’interno della Palestina occupata, questione tornata sotto i riflettori dopo il collasso dei negoziati e gli alti e bassi seguiti alle due intifade. Dall’Iraq ai campi libanesi – con tutti gli effetti che la condizione libanese ha sui campi – fino ai campi siriani con ciò che implica vivere all’interno del conflitto in atto nel Paese.

Oggi, in queste condizioni (palestinesi, arabe e islamiche) eccezionali, si percepisce la minaccia di togliere l’accento dalla questione dei rifugiati. Il controllo della terra e del destino palestinese sarà sempre più in mano all’entità israeliana – qualora le forze di liberazione (palestinesi, arabe ed islamiche) non dovessero sviluppare strategie volte a una riconsiderazione della questione palestinese in termini di emancipazione.

La cantilena dei politici palestinesi batte sempre sul chiodo della questione dei rifugiati come zoccolo duro della causa palestinese. Eppure, all’atto pratico le forze di liberazione si preoccupano più di questioni legate alle fazioni piuttosto che concentrarsi su un progetto centrale. I palestinesi in Iraq, dopo l’occupazione del 2003, hanno vissuto in un clima di divisione legato al settarismo e al regionalismo. Come risultato, migliaia di palestinesi si sono trovati a vivere ai margini in condizioni simili alla loro prima nakba, dispersi in Paesi d’esilio.

Poi c’è il Libano, dove la difficile situazione ha ricordato gli anni di una guerra civile che non si è ancora placata e la calma sembra solo apparente. I campi palestinesi sono entrati in un modo o nell’altro nel contesto della crisi libanese, con le implicazioni del caso che hanno a lungo reso più profonda la ferita palestinese. Campi disgregati e persone sfollate, con la condizione di esiliati che si è fatta più profonda. La ferita si è riaperta in Siria, nella crisi che ha spezzato la schiena del popolo siriano, dello Stato e delle sue istituzioni.

La nakba dei campi palestinesi in Siria ha incendiato l’area malgrado i campi non siano entrati subito nella crisi siriana: è stato chiaro sin dal primo giorno che i campi palestinesi sarebbero presto diventati obiettivo del conflitto. I campi sono stati distrutti, le persone abbandonate a se stesse sia dentro che fuori la Siria, con ciò che ne è conseguito in termini di viaggi per mare pur di allontanarsi dalla crisi. La sofferenza dei rifugiati palestinesi in Siria si è tinta in questi giorni dei colori della fame ed il loro futuro è legato al domani dell’intera regione.

Dal quadro appena descritto, emerge la necessità di lavorare sodo per studiare formule che prendano in considerazione i rifugiati e si deve anzitutto partire da una strategia palestinese unificata ed integrata che non dipenda dalla situazione regionale esplosiva. Perché i palestinesi si ritrovano sempre all’apice delle dinamiche degli scontri e dai loro passi si traccia anche il cammino dell’intera regione. Dobbiamo definire il nostro centro in questa mappa a mosaico e tracciare di nuovo le linee per la nostra liberazione.

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Roberta Papaleo

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