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I rifugiati affamati di Yarmouk: rinnegare i palestinesi in Siria

Di Ramzy Baroud. The Palestine Chronicle (09/01/2014). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

I profughi palestinesi siriani del campo di Yarmouk stanno pagando un prezzo alto per una delle guerre più crudeli che la Siria abbia mai visto. Stanno morendo di fame, sebbene non ci sia né una giustificazione né una spiegazione logica.

Un portavoce dell’UNRWA, Chris Gunness, ha riferito che almeno 5 profughi palestinesi sarebbero morti a causa della malnutrizione nel campo profughi di Yarmouk, portando così a 15 il numero dei casi segnalati dal settembre 2013. Altre stime, in particolare quelli degli abitanti del luogo, riportano un numero significativamente più alto.

Il campo, che si trova a sud di Damasco, ospitava solitamente circa 250.000 palestinesi. Oggi, tre anni dopo, Yarmouk non è altro che un accumulo di rovine ed accoglie solo 18.000 persone. Gente che non può fuggire alla volta del Libano, della Giordania o altrove.

Yarmouk, costruito nel 1957, è nel cuore di questa tragedia. Nel dicembre 2012, i ribelli dell’Esercito Siriano Libero hanno provato a prendere il controllo del campo. Sono seguiti aspri combattimenti. Il 16 dicembre aerei del regime hanno bombardato Yarmouk. Dozzine sono stati feriti e migliaia sono fuggiti per salvarsi la vita. È dopo questa tragedia che la leadership palestinese ha provato a negoziare uno status speciale per Yarmouk in modo che i palestinesi apolidi siano tenuti fuori da un conflitto che non hanno creato. Alcune fazioni palestinesi sono, però, state usate da altre potenze regionali per prendere posizione rispetto al conflitto in Siria e per questo motivo ogni tentativo di risparmiare i profughi cade nel vuoto.

Si è trattato di un fallimento su tutta la linea. La cosiddetta comunità internazionale ne è la prima responsabile: non si è mai vista una crisi umanitaria di tale portata che non abbia avuto, come è avvenuto in questo caso, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Lo stesso può essere detto dell’Autorità Palestinese che ancora una volta insegue il miraggio di un processo di pace destinato a fallire. Perché Mahmud Abbas non ha messo i suoi frivoli discorsi e i suoi appuntamenti in standby facendo, al contempo, pressione sulla comunità internazionale per salvare Yarmouk?

La disgrazia non finisce qui: alcuni nel Movimento di Solidarietà Palestinese hanno smesso di pensare al diritto al ritorno dei rifugiati come cuore della lotta dei palestinesi per la libertà. Così i profughi, anche se vengono uccisi a centinaia o muoiono di fame, non sono motivo di azione o mobilizzazione.

I rifugiati palestinesi non hanno uno status legale, non hanno alcun diritto e per questo dovrebbero essere in cima all’agenda tanto della comunità internazionale quanto dei movimenti di solidarietà. Il cibo non dovrebbe mai essere un’arma di guerra e i palestinesi non dovrebbero mai morire di fame, non importa quale ne sia il motivo o la logica.

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Ilaria Antoniello

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