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Il regime iraniano a confronto con 40 anni di pazienza

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Continuano le proteste nelle città iraniane contro un regime repressivo e violento che ha trasformato il Paese in uno stato canaglia.

Di Naif Moalla. Al-Hayat (02/01/2018). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

In questi giorni diverse città iraniane stanno assistendo a violente proteste che non hanno avuto precedenti nella storia del Paese sin dalle manifestazioni del 2009. La scintilla è scoppiata nella città di Mashhad, la seconda città più grande dell’Iran, dove la popolazione è scesa in strada per protestare contro la politica interna ed estera del governo e denunciare l’incapacità di quest’ultimo a rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, tra cui l’alto tasso di disoccupazione, l’aumento dei prezzi e altri problemi di natura economica e sociale.

Da notare che questa volta i manifestanti hanno direttamente attribuito, mediante slogan e canti, le cause dei loro problemi alle ambizioni espansionistiche del governo attraverso l’interferenza negli affari di altri Paesi. Come c’era da aspettarsi da un regime brutale ed oppressivo quale quello iraniano, basato su ideologie razziste, tali manifestazioni sono state accolte con altrettanta brutalità, tanto che le forze di sicurezza non si sono trattenute dall’utilizzare qualsiasi strumento per reprimere i manifestanti che a loro volta hanno cercato protezione nell’esercito.

Nonostante il governo iraniano abbia fatto ricorso a mezzi repressivi, con spari sui manifestanti, arresti, minacce, blocco di internet e chiusura delle stazioni metropolitane, le proteste hanno raggiunto altre località del Paese al fine di sfidare la macchina della repressione e intimidazione. Questo sta ad indicare che il popolo iraniano era ormai stufo di un regime che regna da 40 anni e che ha rigettato un Paese fiorente per la sua storia e cultura molto indietro. La critica è evidente negli slogan dei dimostranti che attaccano i due poli del governo, quello riformista e fondamentalista. La pazienza di questi 40 anni sembra ormai esaurita.È chiaro tuttavia che il regime iraniano avverta il pericolo delle manifestazioni, come dimostrato dai notiziari trasmessi dalla tv di stato. Per la prima volta i media ufficiali iraniani parlano di proteste nel Paese. E non solo: la televisione di stato ha anche riconosciuto la necessità di ascoltare le richieste legittime dei manifestanti.

C’era da aspettarsi il dilagare di proteste in Iran dato che il regime sta praticando le più brutali violazioni dei diritti umani contro il suo popolo in modo sistematico sotto gli occhi della “comunità internazionale”. La portavoce del dipartimento di stato americano, Heather Nauert, ha ben descritto il regime iraniano quando ha ricordato che i leader iraniani hanno trasformato un Paese ricco di storia e cultura in uno stato canaglia che esporta violenza e sparge sangue e disordine.

Naif Moalla è un ricercatore saudita nel campo internazionale dei diritti umani presso la Commissione dei Diritti Umani.

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