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Da Reagan a Obama, dall’Afghanistan alla Siria

Zoom 17 nov Siria
L’esperienza afghana suggerisce agli Stati Uniti di non commettere lo stesso errore in Siria

Di Abdallah Ragheb. As-Safir (30/09/2016). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

Sembrava che la guerra siriana stesse andando verso una direzione senza precedenti, verso la realizzazione di un disegno che spianasse la strada per il raggiungimento di una soluzione finale con la definitiva superiorità della Russia e degli Stati Uniti. Adesso, dopo che gli USA hanno sventolato la carta dei missili anti-aereo, è necessario rivalutare tale convinzione e ridurre l’ottimismo. In realtà, la natura della situazione non prevede la possibilità di una completa opposizione tra Russia e NATO e il pericolo di un conflitto internazionale che superi i limiti di una guerra per procura. Tali nuovi sviluppi potrebbero, però, contribuire alla trasformazione della guerra siriana in una battaglia di logoramento reciproco, il cui epilogo dipenderebbe dai cambiamenti nell’equilibrio delle forze internazionali.

Negli anni ’80, nel bel mezzo dell’occupazione sovietica, la “dottrina” Reagan prevalse nella gestione del caso Afghanistan: gli Stati Uniti, con il sostegno del Pakistan, diedero avvio alla celebre Operazione Cyclone e rifornirono i combattenti afgani con centinaia di missili anti-aereo.

A distanza di tre decenni, l’America e l’attuale presidente Obama non sono stati capaci di rielaborare i limiti di questi politica, soprattutto quando si ha a che fare con gruppi radicali. E così, ancora una volta, gli americani sembrano pronti a uscire il vecchio coniglio dal proprio cilindro, considerato che tale strumento è diventato, ormai, un’arma efficace nel determinare importanti cambiamenti nelle guerre tra eserciti avanzati e gruppi militari irregolari.

Inoltre, la regione è piena di “amici” motivati a finanziare ed equipaggiare gruppi di combattenti siriani con armi necessarie per ripetere l’esperienza afgana.

Nel 2011, Michael G. Vickers, uomo dei servizi segreti americani e fautore dell’armamento dei combattenti afgani, dichiarò che, in Afghanistan, gli Stati Uniti si allearono con un diavolo per sconfiggerne un altro e quelli che erano i suoi amici, oggi sono diventati i suoi acerrimi nemici.

Qui non vogliamo delineare le nuove tendenze della guerra civile siriana, ma il dilemma si concentra sull’enorme contraddizione degli strumenti dell’amministrazione americana e sul nuovo approccio in Medio Oriente. Non è più possibile considerare il sostegno ai gruppi radicali o terroristici un mero passo nella grande partita a scacchi contro la Russia. L’introduzione di nuove armi all’interno del conflitto sarebbe preludio dell’espansione del coinvolgimento russo, ma soprattutto rafforzerebbe il processo di creazione di gruppi estremisti, aprendo la regione e l’Occidente a prospettive caotiche e sanguinose sul modello di Daesh (ISIS) e Jabath Ftash al-Shams (ex Fronte al-Nusra).

Abdallah Ragheb è un ricercatore e analista politico.

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Redazione

1 Commento

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  • Il traduttore è palermitano.
    Solo un palermitano potrebbe tradurre «gli americani sembrano uscire [!] il vecchio coniglio…»

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