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Razor Film Produzioni: esperti in temi sensibili e tabù

di Andrea Horakh (Qantara.de 28/06/2012). Traduzione di Claudia Avolio
Da dieci anni ormai, la Razor Film con sede a Berlino produce film che accendono gli animi e spezzano tabù politici. Con titoli come “Paradise Now” e “Valzer con Bashir”, la piccola casa di produzione ha segnato una svolta cinematografica. Presto uscirà il suo primo film girato in Arabia Saudita.

 

Cannes 2008. Un assoluto silenzio pervadeva la sala. I titoli di chiusura di “Valzer con Bashir” scorrevano sullo schermo davanti a noi. Molti tra il pubblico stavano piangendo. Raramente un film, qui, aveva toccato in modo così profondo certe corde degli spettatori. Sono trascorsi quattro anni da allora, e il ricordo è ancora vivido. Il film è riuscito a sensibilizzare il pubblico sul tema della guerra. Si concentra sul trauma frutto del massacro dei rifugiati palestinesi nei campi di Sabra e Shatila nel settembre del 1982, quando in Libano c’era la guerra. Dopo l’attacco subìto dal proprio leader Bashir Gemayel, la milizia nota col nome di Lebanese Phalange uccise migliaia di donne e bambini, insieme a prigionieri di guerra, che vivevano nei campi vicino a Beirut. Tutto questo nel corso di una sola notte. L’esercito israeliano rimase semplicemente a guardare questa “danza della morte”. Il massacro è un punto di svolta nella storia israeliana ed è considerato un tema tabù nel Paese. Rappresenta la perdita dell’innocenza per il “popolo eletto”.

 

Il trauma segreto

 

“Valzer con Bashir” riconosce apertamente le colpe e le esperienze di quei soldati che vi presero parte – un trauma tenuto segreto per decenni. Dopo la proiezione del film in Israele, ferite rimarginate male si sono riaperte. Ciò che è più notevole nel film è il suo essere formato da immagini disegnate – contorni netti riempiti di colori brillanti, spesso giallo e nero. Queste immagini quasi da incubo penetrano direttamente nel nostro inconscio. Si tratta di un film d’animazione il cui scopo è quello di fare i conti col passato – un cartoon con effetti terapeutici. Nel 2009, il film ha meritatamente ricevuto la nomination agli Oscar, e lo stesso anno è stato premiato con un Golden Globe.

 

Due uomini di Berlino, Roman Paul e Gerhard Meixner, sono i responsabili di questo successo planetario. Sono le menti dietro la Razor Film. Il nome della casa di produzione dice tutto – i film sono pensati per fare un taglio nella nostra consapevolezza, con la potenza di una lama di rasoio affilata. Il nome è anche un omaggio al regista Luis Buñuel e al suo film del 1929 “Un cane andaluso”, in cui c’è la scena di un occhio attraversato da un rasoio. La casa di produzione è stata fondata da Paul e Meixner nel 2002 con l’ambizioso obiettivo di produrre film artigianali per i mercati interni ed internazionali. Raggiungere il successo grazie a progetti ardui e fuori dal comune è stato uno sforzo rischioso per una piccola casa produttrice carente in termini di esperienza finanziaria. Ad ogni modo, il loro successo ha dimostrato che avevano ragione. Nella sua giovane esistenza, la Razor Film ha vinto due Golden Globe e ha ricevuto due nomination agli Oscar. I loro film vengono proiettati nei festival più importanti come Cannes, Berlino e Venezia, dove la Razor Film è ormai diventata ospite abituale.

 

Un commando suicida

 

Il film uscito per la Razor nel 2005, “Paradise Now”, ha gettato la caparbia coppia sulla ribalta internazionale. Nel film si narra la storia di due giovani palestinesi kamikaze. Non è stato il plot narrativo in sé a far sorgere interesse, quanto la prospettiva da cui la storia viene raccontata. Lo spettatore è messo nei panni di due giovani e vede il mondo attraverso i loro occhi. I terroristi non sono visti né come vittime, né come mostri: piuttosto come normali, simpatici individui. Non sono dei fanatici, ma – come ha scritto il Frankfurter Rundschau, “reclute di una disperazione omicida”. Il film è divertente e angosciante allo stesso tempo. In una scena, un terrorista deve fare una sosta in bagno, perché la sua cintura esplosiva è troppo stretta. In un’altra, le riprese di un filmato in cui i terroristi ammettono l’attacco pianificato vengono rigirate per tre volte, perché la telecamera ha qualcosa che non va. Nell’attesa, si riposano un po’ mangiando un panino. Scene del genere sottolineano la completa banalità del male.

 

Il film è stato girato in location tra Israele e la Palestina. Nonostante molte recensioni entusiaste, ha suscitato anche forti critiche, compresi gli inviti a boicottarlo. La casa Razor Film raramente sceglie la via più facile. Tuttavia riesce a combinare passione e volontà di assumere i rischi con un alto livello di professionalità, coraggio, e un buon istinto per le sceneggiature di successo.

 

Una fiaba dal prossimo futuro

 

L’ultimo progetto della Razor Film potrebbe ancora una volta affermarsi come pietra miliare nella storia del cinema. E’ uno dei primi lungometraggi girati in Arabia Saudita. Si intitola “Wajda” ed è diretto da una donna, Haifaa al-Mansour. Il lato ironico della faccenda è che l’Arabia Saudita è un Paese in cui le donne non hanno il permesso di guidare, sono distintamente separate dagli uomini, ed il cinema è perlopiù vietato. Un entourage tedesco-saudita ha girato le scene a Riyadh, sotto l’occhio vigile della polizia religiosa locale. La storia della regista Haifaa al-Mansour – opera prima dell’autrice – ha per protagonista una ragazzina di 11 anni che vuole vincere una gara di recitazione del Corano, per realizzare il suo desiderio più grande: possedere una bicicletta. Questo anche se alle ragazze è vietato andare in bici in Arabia Saudita.

 

Haifaa al-Mansour ha cercato qualcuno per il suo progetto, e ha scritto alla Razor Film. La casa di produzione di Berlino è tenuta in considerazione come una esperta in temi del Medio Oriente. Si è fatta un nome trattando materiale difficile con estrema sensibilità, dunque la regista sentiva che sarebbe stata in ottime mani. Il film dovrebbe uscire all’inizio del 2013. Una cosa è certa: “Wajda” non sarà proiettato in alcun cinema almeno in un Paese, l’Arabia Saudita, dal momento che non possiede alcuna sala. Ad ogni modo, sarà probabilmente mandato in onda da qualche tv, visto che l’emittente saudita Rotana è stata tanto coraggiosa da prendere parte al progetto del film.

Claudia Avolio

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